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ESCLUSIVA CH – Mareco: “Martedì sarà importante il Bentegodi. Corioni come un padre”

In occasione della partita di martedì sera tra i gialloblù e il Brescia abbiamo raggiunto il difensore paraguaiano, doppio ex della sfida

Nove stagioni con la maglia del Brescia, una con quella dell’Hellas terminata con la sconfitta contro il Varese ai play-off e il ritorno in patria al Cerro Porteño. Victor Hugo Mareco, difensore paraguaiano attualmente in forza all’Independiente de Campo Grande, ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni in vista del derby del Garda.

Di seguito, dunque, la sua intervista integrale.

Come procede l’avventura all’Independiente Campo Grande?
«Molto bene, stiamo aspettando l’inizio del campionato: siamo in Seconda Divisione, ma la scorsa settimana abbiamo giocato la gara di andata di Copa Sudamericana contro i colombiani della Equidad. Il ritorno lo giocheremo il 16 di Aprile. In Europa è difficile vedere una cosa del genere, ma qui ci sono i ‘promedios’ che permettono di giocare una competizione internazionale nonostante la retrocessione».

Che ricordi hai dell’esperienza a Verona?
«Sono stato un anno ma ho tantissimi bei ricordi. La città, la gente e la tifoseria erano una cosa favolosa. Peccato che sono rimasto poco, sarei restato volentieri».

Prima del ritorno in Paraguay, non hai ricevuto nessuna offerta dall’Hellas per restare?
«C’è stata la possibilità, ma in quel momento c’era un nuovo direttore a Verona, Sogliano, e non siamo riusciti a trovare un accordo. Poi ho ricevuto un’offerta importante dal Cerro Porteño, che mi ha dato la possibilità di giocare a casa mia, ma mi sarebbe piaciuto rimanere. Mandorlini mi voleva come giocatore e come persona, per me era importante. Mi è dispiaciuto».

A Brescia invece sei rimasto quasi dieci anni…
«Sono nato praticamente come giocatore e come persona a Brescia. Devo ringraziare sempre il Brescia e i suoi tifosi, perché mi hanno sempre sostenuto. Anche loro hanno una grande tifoseria. Il Presidente Corioni per me era come un padre: mi ha accolto, mi ha portato lì dal Paraguay e mi ha permesso di giocare con grandi giocatori. C’erano Roberto Baggio, Guardiola…».

A proposito, è impressionante la tua collezione di maglie, sui social è stata paragonata addirittura a quella di Messi…
«La differenza con Messi è che io le andavo a chiedere come fanno i bambini (ride ndr). Erano anni diversi e nel calcio italiano c’erano i più grandi giocatori del mondo. Crespo, Veron, Rui Costa, Ševčenko, Batistuta, Trezeguet, Montero, Camoranesi, Cannavaro… Erano altri tempi. Adesso se dopo due anni ti arriva un’offerta accetti e vai via. Io a Brescia mi trovavo bene e quindi non mi rendevo nemmeno conto del passare degli anni. Mi ha aiutato tanto l’ambiente che c’era in Italia, non avevo una grande cultura e in Italia ho imparato tutto».

Martedì si giocherà il Derby del Garda, che ricordi hai?
«In quell’anno al Verona ho avuto la fortuna di giocare sia l’andata che il ritorno. Al Bentegodi vincemmo noi all’ultimo minuto, mentre al ritorno furono loro a portarla a casa nel finale. Due partite bellissime e difficili per me, perché tornavo in un campo dove sono cresciuto. Questo è il bello del calcio. Quando ero a Brescia, quello con il Verona era un “clásico” bello, ma anche “pesante”, tra due grandi società con due grandi tifoserie».

Guardando la classifica e il calendario, come vedi il Verona per la corsa alla Serie A?
«Ci sono ancora tante partite e tanti punti in palio. Per me, se vince le prossime due partite contro Brescia e Palermo, due scontri diretti, avrebbe molte possibilità di andare in Serie A. Sarà una bella battaglia fino alla fine, perché sono tutte lì. Ci sarà ancora tanto da fare per tutte le squadre che si stanno giocando la promozione. Poi contro il Brescia ci sarà il “fattore-Bentegodi”. Due squadre che quando giocano in casa si fanno sentire e quello conta. Se vuoi andare in Serie A comunque devi vincere gli scontri diretti».

Nel tuo Verona c’era anche Jorginho, credevi potesse fare questa carriera?
«Quando sono arrivato lui era ancora un giocatore della Primavera. Era giovanissimo ma si vedevano le qualità e la personalità. La fiducia che gli dava il mister era importante, ma si vedeva che era diverso dagli altri, sia tecnicamente che fisicamente. Ha tanta classe e per questo è in un grande club».

Piani per il futuro?
«Ho trentacinque anni e ancora adesso penso a giocare, ma per farlo devi stare bene fisicamente e soprattutto di testa. Quest’anno credo di iniziare il corso da allenatore, perché mi piacerebbe allenare, ma anche fare il dirigente mi stuzzica. Sarebbe bello avere la possibilità di tornare in Italia, far parte anche di uno staff tecnico che allena lì sarebbe una cosa bellissima. In fondo come uomo e come giocatore sono cresciuto in Italia…».

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