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ESC. CH. – Michele Cossato: “Al Verona non si può dire niente, ma serve segnare”

L’eroe di Reggio, che da venerdì sera è ufficialmente un Ambasciatore Gialloblù, ha scambiato due chiacchiere in esclusiva con noi

Il gol di Reggio lo ha consacrato alla storia dell’Hellas, e da venerdì questa sua posizione si è ulteriormente rafforzata grazie a un’importante nomina: stiamo ovviamente parlando di Michele Cossato, fresco Ambasciatore Gialloblù.

Vista l’occasione abbiamo quindi deciso di raggiungerlo per parlare con lui del suo nuovo ruolo, ma anche dell’ultima partita della banda di Juric e di tanto altro: di seguito, dunque, la nostra intervista esclusiva.

Partiamo subito dalla nomina di venerdì sera: cosa vuol dire essere Ambasciatore Gialloblù e com’è nata questa “candidatura”?
«Per me è un orgoglio far parte del Verona, a prescindere dal ruolo, quindi sono molto contento per questo. La proposta mi è stata fatta da Francesco Barresi e io ho accettato subito, anche se, sinceramente, non so ancora bene cosa dovrò fare in concreto. Non amo particolarmente stare sotto i riflettori, però è chiaro che se ci sarà da dare una mano per beneficenza sarò disponibilissimo a farlo».

Come hai visto il Verona contro il Sassuolo?
«Il Verona quest’anno lo vedo sempre bene: gli episodi ci sono stati sia da una parte che dall’altra, ma l’Hellas è stato sfortunato a centrare due palo mentre Djuricic ha trovato l’eurogol. Questa è stata l’unica differenza: il Sassuolo ha pescato il jolly, noi no».

Il problema è ormai ben noto…
«L’Hellas gioca, corre e si impegna, ma non riesce a fare gol. Sia chiaro, non è solo colpa degli attaccanti, anche i centrocampisti e i difensori possono segnare. L’importante sarebbe riuscire ad andare in vantaggio, perché poi il Verona è una squadra a cui è difficile segnare. Serve continuare a seguire questa linea, è un periodo sfortunato a cui poi magari ne seguirà uno in cui tutti i tiri andranno in porta».

Secondo te è più un blocco mentale o dipende dalla qualità dei giocatori?
«Partiamo dal presupposto che segnare non è mai facile. Detto questo non credo che sia una questione di testa, quanto dei giocatori a disposizione: chiaro che con Cristiano Ronaldo, Dybala o Ibrahimovic si segnerebbe di più, ma bisogna guardare a chi si ha in rosa, e se andiamo a vedere le statistiche dei calciatori del Verona quasi nessuno ha segnato molto in Serie A. Attenzione, questo non vuol dire che siano scarsi, ci sono elementi di qualità, ma c’è bisogno di pazienza e di supporto da parte di tutti».

C’è un giocatore che ti ha impressionato? E uno da cui magari ti saresti aspettato di più?
«Difficile parlare di delusioni, perché il Verona è partito molto meglio di quanto mi sarei mai aspettato. Per quanto riguarda la prima domanda, magari sarò scontato, ma mi piace molto Amrabat: è tignoso, recupera palla e non molla mai. Anche se io giocavo in un ruolo totalmente differente, mi rivedo un po’ in lui. Devo dire che mi ha molto impressionato sia per spirito che per qualità tecniche».

Due parole su Juric?
«Io l’ho conosciuto a Mantova e l’ho visto già lì: è uno che lavora bene, dà intensità, è un allenatore preparato che non molla mai, uno “alla Conte”. Non è il classico tecnico che urla e basta, sa anche allenare e mettere in campo i propri giocatori. Una squadra che va a Torino a prendere la Juve altissima e senza concedere spazi è una squadra che durante la settimana si prepara per farlo, non è un modo di giocare che nasce per caso. Credo che né a lui né alla squadra si possa imputare niente: vanno ai duemila all’ora e si impegnano sempre, manca solo il risultato, ma credo che arriverà presto».

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