Pietro Arvedi d’Emilei è stato, insieme all’amico e successore Martinelli, l’ultimo vero presidente tifoso. Sembra una storia lontana un secolo, di quelle che i nonni raccontano ai nipoti, eppure anche le giovani generazioni di tifosi gialloblù si ricordano del Conte.
Nonostante siano passati sedici anni da quel tragico incidente, i veronesi ricordano ancora con commozione e immenso affetto il patron che aveva addirittura compromesso il patrimonio di famiglia per non vedere il suo Hellas sprofondare nelle paludi più melmose delle basse categorie, mettendo sempre il Verona davanti a tutto, senza pensare al ritorno economico.
Memorabili restano la sua puntuale commozione quando parlava dei ragazzi della Curva Sud come fossero suoi nipoti, l’affetto per i suoi ragazzi in maglia gialloblù, per i quali si prodigava nell’organizzare grigliate, e le sue interviste per strada, senza filtri e senza addetti stampa in giacca e cravatta, parlando in dialetto per essere ancora più “s-ceto“.
In un calcio moderno di proprietà arabe e americane e di allenatori che per dialogare con i propri ragazzi devono conoscere almeno due o tre lingue, sembra insomma preistoria pensare ad Arvedi che ti guardava storto se l’accento del dialetto “l’era vicentin“, eppure è probabilmente ciò che lo rendeva più vero, della gente e indissolubilmente legato al territorio, proprio come il Conte.
Per sempre voleremo in alto, Presidente!



Non ti dimenticheremo mai
Da annoverare tra i grandi Presidenti💚💚Ciao Piero
Santo subito
Un Presidente , che metteva a disposizione i propri soldi 💛💙
Te ne siamo riconoscenti Piero per tutto quello che hai fatto.
Sempre nei nostri cuori 💛💙
Grande Piero sempre nei nostri cuori 💛💙🇸🇪❤️
Unico indimenticabile 💛💙
Indimenticabile
Grande Pietro! 💛💙💛💙
Grande