Maurizio Setti si prepara a vivere Mantova-Verona. In un’intervista rilasciata alla Gazzetta di Mantova, l’ex presidente dell’Hellas Verona ha parlato del prossimo confronto tra le sue due ex squadre, in programma sabato allo stadio Martelli. Ne 2018, infatti, l’imprenditore carpigiano aveva acquistato la maggioranza delle quote del club virgiliano.
Le parole di Setti in vista di Mantova-Verona
Di seguito, dunque, le sue principali dichiarazioni.
IL DERBY DI SETTI. «Lo sento come il mio derby, perché sia a Mantova e sia a Verona ho lasciato un pezzetto del mio cuore. E sarà sempre così perché fa parte della mia vita. Tiferò per il pareggio. Sono convinto che sarà una bella partita, tirata ed equilibrata. Avrebbe meritato lo stadio pieno, peccato per il divieto di trasferta imposto ai tifosi gialloblù».
HELLAS E MANTOVA. «Il Verona mira alla A, ha una rosa lunga e di grande qualità, anche se minata da qualche infortunio di troppo. Ha ritrovato nelle ultime gare consapevolezza e fiducia, arriverà al Martelli carico e in ripresa. Ma il Mantova ha una buona squadra, con un’identità precisa, che sta dimostrando di valere le prime posizioni della classifica. Mi aspetto un bel match e sono convinto che non finirà 0-0. Sarà tutto da gustare anche il duello fra i due tecnici, che conosco. Modesto lo incontrai sei anni fa per portarlo a Mantova, ci avevo visto lungo… Però poi non se ne fece nulla. Ora credo sia maturato facendo le sue esperienze e dimostra che il suo calcio è redditizio. Nel Verona ci sono tanti giocatori in grado di risolvere. Il Mantova lo conosco un po’ meno ma dico sicuramente Bragantini, che è un “mio” giocatore di grande talento che ha ancora margini di crescita e il centravanti Gliozzi. Ma il segreto secondo me è la squadra, il clima che Modesto ha saputo creare come Gattuso alla Lazio: tutti corrono e si aiutano, danno l’anima. E quando si crea un ambiente così, i risultati arrivano. Per me il Mantova andrà sicuramente ai playoff e il sogno Serie A se lo andrà a giocare fino alla fine».
IL CALCIO SENZA TIFOSI. «Questa partita avrebbe meritato il Martelli pieno, ma quello delle trasferte vietate ai tifosi non è un problema di Mantova e Verona, è una questione nazionale. È una cosa incredibile, danneggia i conti economici delle società e fa assistere a uno spettacolo dimezzato. La cosa andrebbe risolta a monte, con un salto culturale come avvenuto in Inghilterra: allo stadio bisogna andare per fare il tifo, non per fare a botte o lanciarsi petardi. Poi è chiaro che la linea scelta adesso è quella di eliminare il problema alla radice, vietando le trasferte e sollevando le forze dell’ordine da questi compiti per impiegarle forse in cose più inerenti la criminalità. Purtroppo di mezzo ci va la stragrande maggioranza dei tifosi e questo spiace molto».
PICCOLI. «Ci siamo messaggiati con Filippo Piccoli in questi giorni, mi ha invitato allo stadio. Sono orgoglioso di averlo portato a Mantova, credo che per la città sia stato un investimento molto importante. È appassionato, ha acquisito esperienza anche dal punto di vista tecnico e ha fatto una ristrutturazione importante della società, creando entusiasmo con ottimi risultati. Credo che i mantovani debbano tenerselo ben stretto. Dite che sta applicando in parte la filosofia che utilizzavo io a Verona? Se gli ho trasmesso qualcosa su come si debba fare calcio mi fa piacere, investire sui giovani e valorizzarli è la strada giusta».


