Zigoni: “Sarei voluto morire al Bentegodi con la maglia gialloblù per farmi intitolare lo stadio”

Raggiunto da Il Tirreno, Zigogol ha raccontato tantissimi aneddoti sulla propria carriera e non solo

gianfranco zigoni

Gianfranco Zigoni, leggenda del Verona, ha da pochissimo spento ottanta candeline e, per l’occasione, ha rilasciato anche un’intervista ai colleghi de Il Tirreno.

Di seguito, quindi, le principali dichiarazioni dell’ex calciatore gialloblù.

LA FAMOSA PELLICCIA. «Si giocava al Bentegodi e venivo da una delle mie tante squalifiche. La settimana prima la squadra aveva vinto e l’allenatore Ferruccio Valcareggi, per me una sorta di papà che mi aveva fatto debuttare in Nazionale, ebbe la cattiva idea di lasciarmi fuori. Così scommisi cinquantamila lire con i compagni che sarei andato in panchina con la stola regalatami da una bella signora e in testa un cappello acquistato anni prima in una trasferta a New York con la Juventus. Attesi che la squadra entrasse in campo e a quel punto feci il mio ingresso trionfale. Non credevo di suscitare tanto scalpore. In realtà il pubblico guardava solo me e scandiva il nome tanto che alla fine “zio Uccio” fu costretto a mandarmi dentro. La frittata però era ormai fatta e la Fiorentina vinse 2-1. Da quel giorno non oso più lasciarmi fuori…».

LA FATAL VERONA. «Con Robertone Mazzanti ci capivamo a memoria. Fu a lui che confidai che avremmo battuto il Milan nell’arcinota Fatal Verona del 20 maggio 1973. Il presidente Garonzi aveva promesso il premio doppio, seicentomila lire a testa, per la vittoria. Noi eravamo salvi, ma c’era in ballo la regolarità del campionato. Quando vidi lo stadio colorato di rossonero guardai proprio il mio amico Mazzanti e gli dissi: “Datemi il pallone che ci penso io”. I milanisti non me l’hanno mai perdonata. E dire che Garonzi alla fine ci ridusse pure il premio partita…».

A VERONA DA AVVERSARIO. «Solo una volta mancai di rispetto a Gigi Simoni a Brescia: mancavano tre partite al termine della stagione e giocavamo al Bentegodi contro il Verona, in una sfida che valeva la promozione. Ci serviva almeno un punto e il mister mi chiese di giocare, ma io non me la sentivo: non volevo scendere in campo da avversario nella mia Verona, in un campo su cui avrei voluto morire con la maglia gialloblù indosso affinché mi intitolassero lo stadio. Finì 0-0 e devo ringraziare il mio amico Boninsegna, passato all’Hellas per chiudere la carriera, che sbagliò il rigore della vittoria dell’Hellas…».

L’HELLAS DI OGGI. «Spero che l’Hellas ottenga una salvezza senza patemi, anche se spesso oggi mi addormento davanti alla TV: in Serie A non ci sono più fantasia e tecnica, mancano i dribbling. Dove sono i nuovi Del Piero e Totti?».

Redazione

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3 Commenti
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Mortadhellas
1 anno fa

I avrea szá dovuo dedicartelo

...
1 anno fa

Vorrei Zigoni Presidente,ma soprattutto come portavoce della squadra. Ogni domenica alla tele….altro che quei 4 coioni

Marco f
1 anno fa

Grande ZIGO ! Un mito e una leggenda

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