Il centrocampista serbo, raggiunto dai colleghi de La Gazzetta dello Sport, ha rivelato anche qualche simpatico retroscena di spogliatoio
In un’Italia in cui i giovani faticano non solo a emergere, ma anche semplicemente a giocare, Ivan Ilic rappresenta senz’altro una bella eccezione: il classe 2001 al Verona ha trovato minutaggio e valorizzazione, tanto da ricevere la chiamata in nazionale maggiore da parte di Dragan Stojkovic.
Raggiunto dai colleghi de La Gazzetta dello Sport, il centrocampista gialloblù ha dunque parlato della propria esperienza scaligera, toccando poi diversi argomenti interessanti.
Di seguito, dunque, le sue principali dichiarazioni.
GLI INIZI. «Da bambino non volevo giocare a calcio e praticavo tanti sport, soprattutto il basket. Poi quando avevo nove anni un amico insistette per portarmi nella squadra della sua scuola, provai, mi divertii un sacco e da allora non ho più mollato il pallone».
L’HELLAS. «Verona è la piazza ideale per crescere e posso migliorare ancora. Qui i giovani hanno la possibilità di giocare e io la sfrutto. Segnare di più? Per me non è importante, io penso a giocare sempre meglio, gol e assist arriveranno di conseguenza».
GLI ALLENATORI E… IL NONNO. «Juric e Tudor hanno le proprie idee nella gestione del gruppo e nel calcio, nessuno è uguale a qualcun altro. Entrambi però mi hanno aiutato a inserirmi e anche Lazovic è stato importante: lo tempestavo di domande e lui mi ha aiutato con pazienza. Io lo chiamo “nonno”. Ancora un anno e poi mi sa che smette (ride, ndr), ma prima spero di andare con lui in Qatar».
LA NAZIONALE. «L’Hellas mi ha dato la possibilità di giocare con frequenza e aiutato a ricevere la prima convocazione nella Nazionale maggiore. Il Mondiale è il sogno, ma per arrivarci devo continuare a fare bene qui. Stojkovic? L’anno scorso è venuto a vedermi in Verona-Torino e la sera ho cenato con lui e Lazovic. È stato un momento incredibile e un onore».
L’ITALIA. «Penso che l’Italia abbia perso punti importanti nel girone e che sia stata sfortunata, soprattutto durante i play-off. Ha una squadra incredibile e non doveva essere eliminata, anche perché è campione d’Europa in carica. Il calcio però a volte è crudele».
IL FUTURO. «Non mi piace parlare di ciò che sarà. Il mio obiettivo ogni mattina è alzarmi e lavorare al massimo per continuare a crescere, senza preoccuparmi del futuro».



Invece non lo guardiamo xchè facciamo giocare i raccomandati