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Il Verona è bello, ma solo per un tempo. Il peccato originale in estate?

Il lavoro fatto in estate non sembra permettere all’Hellas di arrivare fresco al 90′ come invece accadeva con Juric

E con quelli persi contro il Milan fanno dieci, sette se si considerano solo le gare disputate dopo il cambio in panchina. Di cosa stiamo parlando? Purtroppo, dei punti persi dai gialloblù in situazione di vantaggio.

Spulciando infatti le prime otto partite di campionato emergono le rimonte subite per mano delle milanesi (da vittoria a sconfitta) e di Genoa e Salernitana (da vittoria a pareggio), tutte peraltro concretizzatisi nella ripresa, quando all’Hellas è spesso sembrata mancare la grinta che aveva contraddistinto la squadra nelle ultime stagioni.

Ciò ovviamente porta a interrogarsi sul motivo di questi crolli, soprattutto dopo due anni in cui i tifosi gialloblù e gli addetti ai lavori si erano abituati a vedere il Verona di Juric correre per novanta minuti più recupero.

IL FATTORE MENTALE. La prima ipotesi che può venire in mente è di natura mentale: una volta in vantaggio, i gialloblù potrebbero “rilassarsi” e incassare la reazione avversaria. Questa idea ci convince però poco, in quanto ci sembra improbabile che una squadra in lotta salvezza e con l’obiettivo ben distante molli l’osso dopo essere passata avanti. Se poi l’allenatore è un temperamentale com’è Igor Tudor, l’ipotesi ci appare ancora più remota…

LA TENUTA ATLETICA. Escluso il fattore psicologico, a preoccupare è per forza di cose la tenuta fisica: in poche parole, i gialloblù non riuscirebbero a disputare tutta la gara, o quantomeno non ai ritmi imposti dal gioco di Tudor (molto simile a quello di Juric), il che ci appare molto più verosimile. La volontà di spingere c’è, ma le gambe non sembrano girare fino a fine partita come invece accadeva durante le precedenti due stagioni. Ciò è ovviamente un problema sia contro le “big” che contro le dirette avversarie: le prime alla lunga fanno infatti sempre emergere le proprie qualità, mentre le seconde, vedendo l’Hellas abbassarsi, trovano il coraggio di gettarsi in avanti, schiacciare gialloblù e sfruttare qualche errore di troppo derivante dalla mancanza di lucidità derivante dalla stanchezza.

LA PREPARAZIONE. Il problema, a questo punto, sembra risalire alla scorsa estate, e più nello specifico alla preparazione pre-campionato. La differenza tra gli allenamenti di Ivan Juric e quelli di Eusebio Di Francesco, almeno per quanto abbiamo potuto constatare di persona, non erano minimante paragonabili sotto il piano dell’intensità, ma ciò ovviamente deriva anche dalle diverse idee dei due allenatori. Il croato puntava infatti sulla verticalizzazione e sul pressing sfrenato e quindi le sue sedute si basavano sull’atletismo e sull’attenzione difensiva, mentre la maggior propensione alla ricerca del giro-palla del tecnico pescarese lo portava a concentrarsi su altri aspetti. Questo quindi si ripercuote sul “fiato” del Verona che, soprattutto con il modo di giocare “tudoriano”, nella seconda parte di gara tende a venire meno.

SERVE TEMPO. Come sottolineato sia da Tudor, c’è dunque tanto da lavorare, soprattutto sotto l’aspetto fisico, il che è ovviamente un processo lungo e che darà i propri frutti più avanti. Ai gialloblù servono tempo e un po’ di pazienza. I mezzi tecnici a questa squadra non mancano di certo, ora serve “solo” giocare tutte le partite fino al 90′. Il “ritorno all’antico” dell’Hellas, dunque, passa dai campi di Castelnuovo del Garda.

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