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Pazzini: “Veronesi popolo unico: che brividi quell’ultimo abbraccio!”

L’ex attaccante gialloblù, raggiunto dai colleghi de L’Arena, ha parlato di Hellas e non solo

L’ultimo abbraccio, EURO 2020 e tanto tanto Verona: sono questi i principali argomenti toccati da Giampaolo Pazzini durante l’intervista concessa a L’Arena e pubblicata sull’edizione odierna del quotidiano.

Senza perdere tempo, ecco dunque le parole dell’ex capitano gialloblù.

L’ADDIO. «Esattamente un anno fa salutavo con qualche minuto a Marassi col Genoa, anche se la mia vera gara d’addio era stata con la SPAL. Non sapevo nulla e non immaginavo che in tempo di Covid si potesse, eppure quando uscii dallo stadio c’erano tutti i ragazzi della curva Sud con quello striscione. Ho ancora i brividi: in quell’abbraccio c’è tutto quello che mi hanno dato in cinque anni i veronesi, un popolo unico».

EURO 2020. «L’Italia ha fatto qualcosa di straordinario. Credevo nella finale, anche se per vincere un Europeo servono pure gli episodi favorevoli. Se ho sentito qualcuno? Certo, con Chiellini e De Rossi abbiamo giocato insieme nelle varie Nazionali».

IL FUTURO. «In questo momento ho tanto tempo libero e francamente non mi vedo senza calcio. Ho studiato da d.s. e ora da allenatore, poi deciderò cosa fare in base anche alle proposte. Non c’è fretta».

L’HELLAS. «Sono sempre in contatto con lo staff sanitario del Verona e con alcuni giocatori come Veloso, Faraoni o il piccolo (ride, ndr) Zaccagni, un ottimo giocatore, un ragazzo educato che si è fatto uomo e un talento della nostra Serie A. Forse si è parlato troppo di lui e questo ha nuociuto, ma ha le carte in regola per diventare una bandiera gialloblù. Anzi, forse lo è già. Sento anche Tony D’Amico, parliamo di calcio: hanno venduto, ma sono convinto che completeranno la squadra nel migliore dei modi. Toni? Un fratello, ci vediamo e sentiamo spesso».

IL CAMBIO ALLENATORE. «Non conosco mister Di Francesco. So che viene da due stagioni travagliate, però non vuol dire niente: sa come far giocare bene una squadra e la semifinale di Champions con la Roma e lì a dimostrarlo. Per l’Hellas l’unica cosa importante sarà partire forte, con i risultati immediati arriva tanta fiducia e il Verona di Juric ne è un esempio. Poi la squadra ha mantenuto la stessa ossatura con gente come Lazovic, Faraoni e Veloso. Sono fiducioso».

VERONA. «Io e mia moglie Silvia siamo stati indecisi sino all’ultimo sul rimanere a vivere a Verona: la città è magnifica e le persone ci hanno voluto bene. Comunque a Verona ci passo. E come si fa a non venirci?».

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