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Verona, ecco cinque ragioni per cui è giusto credere all’Europa

Il Corriere di Verona in edicola stamani individua 5 ragioni per cui è giusto puntare ad un piazzamento europeo.

Raggiunta la salvezza con la vittoria di Parma, in casa Verona ora si può davvero cominciare a sognare “qualcosa in più”.

Il sogno europeo non sembra comunque facile da raggiungere, ma il Corriere di Verona ha stilato una lista di cinque motivi per cui è giusto crederci: andiamo dunque a dare un’occhiata.

IL GIOCO. Dopo la ripartenza, il Verona ha rispolverato tutte le qualità che l’avevano accompagnato nel corso della stagione, prima del lockdown a causa del coronavirus. L’Hellas ha dimostrato di non aver smarrito quel gioco a memoria che è stato costruito con pazienza artigianale da Juric.

L’HELLAS NON DELUDE. Il chiacchiericcio di prassi rimanda a quel rimpallo di “se” e “ma”, a quel che sarebbe la classifica del Verona non fosse sfuggito un punto con il Napoli e altri due non si fossero liquefatti a Reggio Emilia al 97’, con la sassata di Rogerio che ha dato al Sassuolo il 3-3 quando l’Hellas avvertiva il dolce sapore della vittoria. Detto questo, il Verona in quattro gare ha comunque raccolto 7 punti, ossia 1.75 di media a partita. Tenendo questo ritmo, potrebbe arrivare ad aggiungerne 16 e salire a 58. Soglia sufficiente per chiudere al settimo posto e guadagnarsi il biglietto per il preliminare di Europa League? Intanto c’è da continuare così, dopo si dovrà guardare a cosa combinerà la concorrenza.

LA LEADERSHIP. C’è un capo tribù nel Verona che sbalordisce e che può continuare a salire. In attesa di capire che scelte farà per il futuro (il club è pronto a fargli offerte sontuose, ma saranno i programmi a essere decisivi), Juric resta l’ideologo e il pratico dell’Hellas. Non corre il rischio, il Verona, di diventare indolente. Juric vuole proseguire nella galoppata che ha condotto l’Hellas fin qua. Non mollerà, il Verona, perché ha un leader che non sa che cosa voglia dire farlo. Juric, il metallaro che ama la musica veloce, chiede alla sua squadra di non smettere di suonare questo rock duro. E per questo l’Europa non può essere un’utopia.

L’ENTUSIASMO. Basta guardare i volti, le espressioni, i sorrisi dei giocatori quando sono in campo: fare parte del Verona è una gioia per chiunque, ci si sente integrati in una famiglia, è un “uno per tutti, tutti per uno” che è una grande leva per quest’ultima volata della stagione. Un ingrediente come l’entusiasmo è essenziale per la piena e vera sintonia di una squadra. L’Hellas ne ha molto e, inoltre, ha la testa leggera, cosa che non è per il Milan, per cui il ticket europeo è il minimo da ottenere ora. Il Verona, non ha obblighi e ha già fatto molto, anche se ciò non vuol dire che non possa fare di più. Lo spogliatoio è unito, i ragazzi che lo compongono non sono solo compagni o colleghi, hanno instaurato tra di loro rapporti forti di amicizia. Che sono, poi, il vero fondamento di ogni squadra vincente. Non sono pochi quelli che, alla fine della stagione, lasceranno l’Hellas, tra cessioni e prestiti: la voglia di imprimere una traccia indelebile è un fattore unico.

I CAMBI. Juric ha “dilatato” una rosa che all’inizio non sembrava poter concedere molto spazio al turn-over ma che, invece, soprattutto dopo la finestra di mercato di gennaio, ha messo in evidenza una buona struttura anche dietro ai titolari. L’Uomo di Spalato di suo non ama cambiare, tuttavia il calendario fitto e il clima torrido in cui giocoforza si è costretti a giocare hanno richiesto anche a lui di adattarsi a nuove abitudini. Così il tecnico ha iniziato a misurare i cambi, dosando le energie col bilancino, e le variazioni danno i loro frutti: con il Parma sono stati Zaccagni e Pessina, subentrati, a firmare la vittoria, mentre Empereur, anche lui inserito nel secondo tempo, ha dato più compattezza a una difesa che palesava qualche tremore di troppo. Con la panchina allungata, insomma, l’Europa non è più un miraggio.

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