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Borini: “Bello rivedere i compagni. A Verona ho ritrovato il tifo all’inglese”

Foto: Ufficio Stampa Hellas Verona

L’attaccate gialloblù si è raccontato durante una delle ormai consuete dirette Instagram di Hellas Channel

Una mezz’ora in cui si è parlato del più e del meno, passando dalla quarantena alla Curva Sud del Verona e toccando nel mezzo moltissimi altri argomenti: la diretta Instagram di Hellas Channel a cui ha preso parte Fabio Borini è insomma stata una fucina di spunti e aneddoti parecchio interessanti.

Di seguito, dunque, andiamo a vedere le principali dichiarazioni dell’attaccante gialloblù.

LA QUARANTENA. «La prima parola che mi viene in mente parlando di quest’ultimo periodo è “strano”. Non è facile stare due settimane chiusi in casa, e anche il fisico ne risente: non è come andare in vacanza, durante la quale comunque ti muovi o fai altri sport e ti tieni in forma. In questa situazione ho invece dovuto limitarmi a qualche esercizio e a qualche corsetta nel parco: ce l’ho vicino a casa, quindi sono riuscito a muovermi un po’ anche durante il lockdown. Fortunatamente per natura tendo a non mettere su peso…».

IL RITORNO IN CAMPO. «Già rivedere i compagni, pur non potendoli abbracciare, è stato molto bello. Riprendere dopo due mesi è rischioso sia fisicamente che mentalmente, perché manca un po’ la concentrazione necessaria a curare i dettagli, ma sotto questo aspetto siamo fortunati: avere mister Juric che ci tiene sull’attenti ci dà una grossa mano!».

LO STATO DI SALUTE. «Ho saltato l’ultima partita per infortunio, ma con questa lunghissima pausa mi sono ripreso del tutto. Se non altro questa “ripartenza lenta” mi permette di stare al passo con i miei compagni…».

L’ARRIVO A VERONA. «Cambiare squadra a gennaio non è mai facile, perché si arriva in un gruppo già costruito: è come entrare in casa d’altri. Non l’avevo mai fatto prima, ma i ragazzi mi hanno subito accolto benissimo ed è andato tutto bene. Cosa vorrei vedere di Verona? Il via-vai della gente, perché vederla piena di turisti mi trasmetterebbe una vibrazione che finora, causa freddo e Covid, non sono ancora riuscito a vedere».

IMPATTO DEVASTANTE. «Quando ho esordito contro il Bologna scalpitavo perché non giocavo da moltissimo tempo: sapevo di avere solo pochi minuti per dare il meglio di me, e per fortuna ci sono riuscito! Il gol contro la Juve? Ci abbiamo creduto moltissimo, non c’è stato momento in cui non l’abbiamo fatto: quella è stata la nostra forza e ci ha permesso di vincere. Per quanto riguarda il gesto tecnico, sono situazioni che provo e riprovo in allenamento. Il mio rendimento? Qui gioco nel mio ruolo, quindi posso mettere in campo tutte le mie caratteristiche».

I COMPAGNI DI SQUADRA. «Sono rimasto impressionato da Kumbulla e Rrahmani: si allenano con grandissima intensità e, nonostante la giovane età, riescono a trasmettere tutto il loro lavoro anche sul campo. Devo dire che però, di ritorno dalla quarantena, ho visto molto bene anche Dawidowicz».

SPOGLIATOI, GIOCATORI E TIFOSERIE. «Ho vissuto in moltissimi spogliatoi importanti, come per esempio quello del Chelsea e della Roma, e ho giocato con grandissimi calciatori: quello potenzialmente più forte era Balotelli, ma poi… beh, sapete tutti com’è fatto Mario! I giocatori a cui devo di più sono però Drogba e Terry: loro mi hanno insegnato davvero molto. La tifoseria più bella? Forse quella della Roma negli anni in cui giocavo io: all’epoca era molto unita ed era uno spettacolo, soprattutto nei derby».

LA CURVA SUD. «A Verona ho ritrovato il tifo all’inglese e i cori che riprendono quelli inglesi. Mi piace molto quello cantato alla fine delle partite sulle note di “God save the queen”, mi arriva sempre molto “diretto”, anche se non so ancora bene le parole…».

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