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Il calcio è anche donna

Una strana sensazione nelle gambe, come se da un momento all’altro potessero cedere o diventare più forti, senza capire quale delle due sensazioni abbia la meglio.

«Ce la faccio, ce la farò, non mollare» ecco il pensiero costante nella testa quando si ha un pallone tra i piedi. Quella forza interiore che all’improvviso deve uscire, che fa diventare le guance rosse, sbracciare, muovere i piedi come in una danza senza fine. Sfiorare il pallone per farlo andare dove vuoi, destra, sinistra, suola, esterno: solo l’emozione che senti quando quella sfera l’hai addomesticata e riesci a farle fare ciò che vuoi.

Il calcio, per chi lo gioca, è poesia, e non importa che sia nel campo dietro casa, magari con i pali immaginari e l’erba alta, o su un parquet dentro un palazzetto: chi segue la propria passione facendo correre il pallone porta sempre con sé la bambina che giocava nel parco con i maschietti, sbucciandosi le ginocchia e facendo arrabbiare mamma perché “ora come fai a mettere la gonna con le gambe ridotte così?”.

Il calcio femminile è considerato uno sport a sé stante, diverso proprio perché le protagoniste sono eroine e non eroi muscolosi con improbabili pettinature. Una donna calciatrice segue solo ed esclusivamente la propria passione: non ci sono soldi in questo ambiente, solo tanti sacrifici e luoghi comuni. Provate a chiedere a Patrizia Panico se ha mai pensato di giocare a calcio per denaro: lei, dieci Scudetti, Cinque Coppe Italia e Sette Supercoppe Italiane, ha sempre sottolineato la difficoltà per le donne di giocare a calcio proprio perché, nonostante i traguardi di alto livello, è sempre stato difficile sostenersi economicamente. In Italia, il calcio femminile è uno sport per “dilettanti”: non puoi viverci. Puoi continuare a considerarlo come un hobby, un passatempo, ma non un lavoro, quello no.

Il calcio in rosa ha delle dinamiche particolari, perché tra i più diffusi luoghi comuni ci sono l’idea di delicatezza o sceneggiate in campo: nulla del genere. Se una calciatrice subisce un contrasto di gioco, difficilmente la vedrete rotolare per metri tenendosi il punto sbagliato del corpo: e fidatevi, i colpi si subiscono, eccome se si subiscono. Il calcio è uno sport fisico, di contatto, di cattiveria agonistica, e anche quella non manca mai. È lo sport in cui dove non arrivi tu, arriva la tua compagna, dove giocare di testa è fondamentale tanto quanto giocare di fisico. Differenze con il calcio maschile? Nessuna, forse i piedi ben piantati a terra e la testa alta, tra le nuvole, per continuare a sognare.

il calcio femminile è mosso solo ed esclusivamente dalla forza di volontà, dall’amore per quella sfera rotonda, dall’euforia che si prova quando l’arbitro fischia la fine di un match. E non importa in che categoria stai giocando, se a 5, a 7, a 11, su un campo sintetico, pieno di buche perché l’erba è cresciuta male, oppure su un parquet dentro una palestra: la voglia, la grinta e l’amore per questo sport accomunano tutte le calciatrici, professioniste, dilettanti e non. Non esistono i limiti che la differenza di sesso ha imposto nelle nostre menti: siamo solo noi stessi a crearceli. Ognuno ha diritto ad inseguire il proprio sogno, e se questo porta a calcare un campo da calcio, nessuno ha diritto di dire che sia sbagliato solo perché preferirebbero vedere una bambina con le scarpette da ballo piuttosto che con i tacchetti sotto.

Quindi è arrivato il momento di chiederselo: il calcio è donna? La risposta è no. Non è nemmeno uomo. Il calcio è calcio, ed è di tutti coloro che lo praticano. Facendo nostro il famoso spot della Serie A,il calcio è di chi lo ama”: quindi, uomo, donna, bambino o bambina, è di tutti noi. Che sia azzurro o che sia rosa.

 

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