Il capitano gialloblù, ieri premiato dal Papà del Gnoco per le seicento partite da professionista, ha parlato con i colleghi de L’Arena
La guerra in ucraina, ma anche argomenti che a confronto sono molto più “leggeri” come la carriera, l’Hellas e il futuro: è stata un’intervista piuttosto interessante quella concessa da Miguel Veloso ai colleghi de L’Arena a margine della premiazione tenutasi ieri in Piazza San Zeno (il capitano gialloblù ha ricevuto dal Papà del Gnoco una targa celebrativa per le seicento partite da professionista).
Di seguito, dunque, le principali dichiarazioni rilasciate dal centrocampista gialloblù.
LA GUERRA. «Sono stato a Kiev per quattro anni, proprio agli inizi del conflitto con la Russia. Nel 2016 ho visto la città distrutta dalle bombe. Mi dispiace molto per il popolo ucraino».
LA CARRIERA. «Da piccolo ero al Benfica, ma evidentemente non ero così forte perché mi lasciarono andare. Risalii la china e approdai allo Sporting Lisbona. Il resto lo conoscete…».
L’HELLAS. «La prima partita giocata all’Hellas è stata importante: il pareggio contro il Bologna arrivato grazie a un mio gol ma soprattutto alla reazione della squadra dopo l’espulsione di Dawidowicz ci ha dato la forza per il resto della stagione. Ricordo che allora tutti ci davano per retrocessi già a dicembre, invece siamo diventati ciò che vedete oggi. Siamo un gruppo unito e in questi anni abbiamo dimostrato che, indipendentemente da chi gioca, la nostra forza è costituita dalle persone e dalla cultura del lavoro. Il gol più bello? Senz’altro quello segnato a Torino contro la Juventus».
ASSISTMAN. «Ho molti difetti, uno dei quali è probabilmente cercare poco il tiro in porta. La mia mentalità però è quella di cercare sempre qualcuno meglio piazzato, sono più felice quando segnano i miei compagni rispetto a quando lo faccio io».
IL FUTURO. «A Verona sto benissimo e mi alleno con entusiasmo. Mi piacerebbe continuare, ma ne parleremo con la società».


