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Marangon: “Il segreto del mio Verona era l’assenza di prime donne”

MARANGON LUCIANO

Le dichiarazioni dell’ex difensore gialloblù che vinse lo scudetto nel 1985

L’ex difensore dell’Hellas Verona, Luciano Marangon si è raccontato in un’intervista a Sportweek. Queste alcune delle sue dichiarazioni:

POST CALCIO.Ho contato i Paesi che ho visitato, per ora sono 129. Difficile dire quale mi abbia dato di più. Da 30 anni gestisco locali sulle spiagge.  Tutto cominciò per gioco con un amico imprenditore. Inaugurava villaggi turistici in giro per il mondo, conoscendo la mia passione per i chiringuiti, i chioschi sul mare, mi propose di aprirli accanto alle sue attività. A Ibiza la gente è meno stressata, sto in ciabatte tutto l’anno. Gestisco un ristorante, a Santo Domingo ho altri tre beach club. Altri due avevo avviato, lo ho venduti. Finita l’avventura con il calcio andai 3 anni in America e dopo 6 mesi mi iscrissi alla New York University per un master in relazioni pubbliche. Tornato in Italia nel 90′ iniziai a fare il procuratore. Al tempo queste figure erano poco diffuse, ma giravano interessi importanti che attirarono personaggi estranei al mondo del calcio. La cosa mi infastidì e cambiai obiettivi. Per qualche tempo mi divertii a fare radio, avevo un mio programma. Consigliavo mete da sogno per le vacanze”.

VERONA. “Mister Bagnoli e il ds Mascetti avevano un feeling spettacolare, gran parte dello scudetto fu merito loro. Portarono la squadra a un livello eccezionale. Il segreto? L’assenza di prime donne. Sembrava di stare in un collegio. Tra cene e uscite vari stavamo sempre insieme anche di sera. Tutti eravamo accompagnati dalle mogli. Io ero single, secondo le leggende metropolitane ero un playboy. Si diceva che avessi avuto più di mille donne ma non le ho mai contate. So solo che ho passato 30 anni uscendo ogni con una ragazza diversa, a volte anche due. I numeri e i giudizi li lascio agli altri”.

UOMO DELLA NOTTE. “Bagnoli dava indicazioni. A me diceva: “Mi hanno chiamato poco fa, ti hanno visto ballare in un locale”. E, io ridendo: “Mister sono qui, cosa vuole che le dica”. Ma ero un professionista, il primo ad arrivare agli allenamenti e l’ultimo a lasciare lo spogliatoio. Lo sport mi ha aiutato a sopportare le rinunce, anche se le chiacchiere mi dipingevano in modo diverso. A Napoli mi chiamavano omm ‘e night, l’uomo della notte, non era così. Ero una testa calda. Dopo sei anni di settore giovanile volevo esordire. A Torino però cercavano di far maturare i ragazzi mandandoli in prestito. Un giorno mi chiamò Boniperti e disse: “Ti ho trovato una squadra di A”, ma era il Catanzaro e senza pensarci sbotta: “lì ci vai te”. Allora cambiò tono: “Marangon lei è forte e farà una grande carriera. Ma non giocherà  mai con noi”. E andò così, presero Cabrini e non tornai più in bianconero”.

 

 

 

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