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Malesani: “Il calcio mi ha messo da parte, ma seguo ancora il Verona”

Le dichiarazioni dell’ex allenatore gialloblù sul suo presente lontano dalla panchina

Alberto Malesani, ex allenatore dell’Hellas Verona, ha parlato al canale ufficiale della Roma. Queste alcune delle sue dichiarazioni:

PRESENTE LONTANO DALLA PANCHINA. “Ormai è così. La decisione è maturata con razionalità nel corso di questi anni. Quando senti che ti allontanano un po’, è inutile insistere. A un certo punto mi hanno messo dalla parte degli allenatori che consideravano finiti e con il tempo l’ho accettato. Non c’è problema, mi esprimo in un altro mondo. Venivo dal mondo aziendale prima e oggi ci sono tornato. Quasi chiudendo un cerchio. A volte ho provato del dispiacere, ma non traumi. Quelli proprio no. Di una cosa sono rimasto male, invece, che l’esperienza in questo paese, e di conseguenza nel calcio, non venga premiata. Come detto, prima di fare l’allenatore venivo dal mondo aziendale. Per 17 anni ho lavorato per la Canon Italia. In Giappone, le persone con più esperienza le riprendevano in sede sfruttando la loro conoscenza. Non le buttavano via. Uno che ha fatto per 26-27 anni il professionista, ad alti livelli, il calcio non può sparirgli dall’anima. In particolare, a uno come me, che ha vissuto questo sport sempre a duecento all’ora, 24 ore su 24. La cosa che più mi è mancata finora è il prato verde, il pallone, l’aspetto didattico, la tattica che si fa giornalmente con la squadra, il creare qualcosa. L’allenamento globale, quotidiano. Altre cose non mi mancano, francamente. Ma questa sì, mi mancherà sempre. E per sempre”.

GIOCATORI CHE L’HANNO COLPITO NELLA SERIE A ATTUALE. “Andando per ruoli tra i difensori dico Kumbulla, un centrale molto interessante cresciuto qui a Verona. Per quanto riguarda i centrocampisti, Barella ha qualcosa in più di altri. Tra attaccanti, mezze punte, mi piacciono tanto Papu Gomez e Lukaku. Ma loro sono meno giovani…”.

IL CALCIO NELLA SUA GIORNATA. “La mattina mi vado a prendere il giornale quando faccio colazione. Leggo, mi tengo aggiornato, mi informo. Guardo soprattutto le partite che mi interessano. Quelle di Europa League e Champions League le seguo tutte. Il campionato italiano non lo seguo interamente. Guardo le gare del Verona. E anche di altre squadre”.

COVID. “Bisogna stare molto attenti, tutti. È una cosa grave, anche i giovani devono saperlo. È una guerra silenziosa. E chi la sottovaluta sbaglia. Ho la fortuna di essere nelle aziende delle mie figlie, do loro una mano. Siamo in pochi, non ci sono assembramenti. A contatto con la natura si è più rilassati, forse. La si vive con relativa tranquillità. Però il timore resta. Il Veneto, la nostra regione, è stata una delle prime zone colpite dal Coronavirus”.

AZIENDA DI FAMIGLIA.Per me è un orgoglio. L’orgoglio di aver dato vita ad una creatura mia, di famiglia. È una roba che senti dentro. Più di una squadra di calcio, che quella comunque appartiene alla società. In questo caso la società sono io, siamo noi. Certo, se non avessi guadagnato due soldini con il pallone, sarebbe stata dura, però ci siamo. E facciamo vino, un prodotto che fa parte dell’eccellenza di noi italiani. Io mi occupo di campagna, di potature. Dal punto di vista amministrativo/commerciale ci sono le mie figlie. Però resto presente. Sono sempre un curioso, in tutte le cose che faccio e che mi coinvolgono. Mi sento giovane, una da rinfrescare continuamente. Inoltre, posso dirle un’altra cosa…Credo anche che così facendo, ho dato da lavorare anche ad alcune persone. Invece di andare a Montecarlo a fare il pensionato, credo di aver fatto un’opera socialmente utile”.

 

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