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Fanna: “Lo scudetto con l’Hellas non si può paragonare con gli altri”

Le dichiarazioni dell’ex ala gialloblù sullo scudetto del 1985 e su Verona attuale

Piero Fanna, ex esterno dell’Hellas Verona, ha ricordato al Corriere di Verona la vittoria dello scudetto:

“È come se non fosse mai passato il tempo. Sono appena diventato nonno, pochi giorni fa, per la seconda volta: è nato Leonardo, è il figlio di Marco. E questa settimana arriverà Alice, la bimba della mia Cristina, già mamma di Tommaso, che di anni ne ha quattro. Ecco, vedete, quant’è bello maggio…”.

FESTA SCUDETTO. “Il nostro ingresso in campo per la partita che chiuse il campionato, la festa con l’Avellino. Le bandiere, la festa, il Bentegodi stracolmo. Ci saranno state sessantamila persone, non riuscivi a vedere le facce, tante ce n’erano. E poi segnai io il primo gol, e non avrei mai smesso di correre per esultare”.

RIPRESA DEL CAMPIONATO. “Non so chi si assumerà la responsabilità di decidere. Come calciatore non sarei tranquillo a giocare”.

VERONA DI JURIC. “Dopo tempo si è vista una squadra che ha fatto delle bellissime cose, che ha emozionato. Il lavoro di Ivan Juric è ottimo, tanti ragazzi mi hanno colpito: cito Faraoni, uno che spinge in fascia, come piace a me. Vedremo se si ricomincerà e come”.

QUANDO CAPIRONO DI POTERLO VINCERE. “Sul momento non potevamo capirlo. Entusiasti, increduli, frastornati: i sentimenti ci travolgevano, è stato qualcosa di irripetibile. Sì, ci siamo accorti dopo di tutto quello che era accaduto”.

BAGNOLI.Con poche parole, otteneva tutto da ogni giocatore. Modesto, umile, un uomo straordinario. E un allenatore vincente per mentalità. Con lui si andava all’attacco. Se il terzino si fermava sulla trequarti lo incalzava, doveva salire. Nessuno è stato come lui”.

VITTORIA DI GRUPPO. “Abbiamo condiviso non solo le vittorie ma soprattutto i valori dell’amicizia e del rispetto. Eravamo una squadra fuori dal campo”.

ANEDDOTI. “Brontolone? Luciano Marangon… Ma, in realtà, lì per lì si lamentava, dopo era il primo a impegnarsi, non si tirava mai indietro. Per spirito spiccavano “Piso” Bruni e Totò Di Gennaro: sempre con la battuta pronta. Due toscani, ce l’avevano nel sangue”.

UNO SCUDETTO UNICO. “Non faccio neanche un paragone, non ce n’è bisogno. Vincere è sempre bello, ma qui è stato, è e sarà per sempre qualcosa di irraggiungibile per le emozioni che ho provato. Ai miei nipoti, quando cresceranno, parlerò del nostro Verona e di quello che facemmo nel 1984-85. Sarà come raccontare una favola che è diventata una realtà. Lo scudetto dell’Hellas è stato l’ultima poesia di un calcio che non esiste più”.

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