I ricordi dell’ex attaccante gialloblù giunto al traguardo degli ottant’anni
L’ex attaccante dell’Hellas Verona, Giovanni Bui, ha parlato a L’Arena. Queste alcune delle sue dichiarazioni:
“Ho fatto un giorno intero al telefono. Dicono sia merito dei social, ma io non ci sono. Mi hanno fatto gli auguri tutti. Da Cimpiel fino a Palanca del Catanzaro. Spero di andare a Catanzaro, magari ad agosto lì mi adorano ma il tifo dell’Hellas è un’altra cosa. Anche da Torino mi chiamano ancora. Ma l’Hellas… Scusate ma come si fa a non commuoversi in Arena. Dico in Arena con migliaia di bandiere gialloblù e i figli di quelli che mi cantavano: “È lui, è lui è Gianni Bui…” lì ancora ad intonare quel coro. Pazzesco. Il calcio ha una potenza unica”.
SOGNO. “Ma lo sapete che qualche notte fa, ho sognato Traspedini. Si lui, che mi viene incontro felice e mi abbraccia dopo il gol alla Juve. E poi Clerici. Fate i complimenti a chi ha organizzato il Primo maggio dell’anno scorso. Fantastico“.
CAPOCANNONIERE. “Oh, son come Toni, il mio compaesano. Chiacchieravamo ma facevamo anche gol. Dio Bono, se sono stato contento quando ha vinto la classifica dei marcatori a 38 anni con la maglia gialloblù”.
RIGORE A SAN SIRO. “Michelotti lo dà, Corso s’incazza. Ma c’era. Clerici non se la sente. Vai tu Gianni, mi dice. Porca miseria Vieri la tocca e la respinge, questione di millimetri. Il segretario Fiumi mi dice: “Gianni c’è la macchina, devi andare alla Domenica Sportiva”. Era quella di Enzo Tortora, mica pizza e fichi. Non ho voglia. A Verona mi vogliono bene. Abbiamo vinto il campionato di B e in serie A è dura batterci ma quel rigore sbagliato mica l’ho cancellato”.
PRESENTE. “Basta ragazzi, non fatemi piangere, l’ho promesso a mia moglie. Grazie per gli auguri e per me il Verona di Juric merita di andare in Europa”.
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