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Italo Cucci: “Se riaprono le aziende, deve riaprire anche il calcio”

Il direttore di Italpress, raggiunto dai colleghi di CalcioFere, ha detto la sua sulla ripresa del campionato

C’è anche Italo Cucci tra i sostenitori del “fronte del sì”, ossia quello secondo cui il campionato dovrebbe assolutamente  riprendere.

Raggiunto dai colleghi di CalcioFere, il direttore di Italpress ha infatti espresso un pensiero molto simile (se non identico) a quello di Gigi Cagni: di seguito, infatti, le sue principali dichiarazioni.

In questi giorni il caos regna sovrano: la colpa è del calcio, del Governo o di entrambi?
«Il problema non è il calcio, noi che ci occupiamo di sport lo abbiamo detto sin dal primo giorno: apparteniamo a uno Stato e abbiamo un Governo che deve prendere delle decisioni, soprattutto in un’emergenza di questo genere, ma quest’ultimo ci ha fatti ritrovare in una situazione di massima indecisione. Il presidente del Consiglio dice che si può ricominciare e il ministro si sovrappone dicendo: “No, non si può ricominciare”. L’idea caotica non deriva dal calcio, che cerca di fare il possibile di fronte a diverse contraddizioni tra chi vuole ricominciare e chi vuole negare. 4, 12, 24 maggio? È tutto per aria».

E adesso cosa pensa che succederà tra campionati nazionali, Champions, coppe europee?
«Già un mese fa ho avuto modo di precisare quanto sia fondamentale terminare, secondo tutte le regole, il campionato. È importante prendere una decisione, stabilire un precedente e far finire un campionato con tutto quello che riguarda l’assegnazione dello scudetto, dei posti nelle coppe, promozioni, retrocessioni: solo dopo averlo fatto si potrà pensare ad iniziare il successivo. Si può ricominciare anche a novembre, non cambia niente…».

Pensa che ci siano i tempi per farlo?
«Siamo alla fine di aprile, abbiamo due mesi a disposizione: un mese abbondante per organizzare tutto e un altro mese e mezzo per finire le partite. In agosto si faranno poi le coppe, e a settembre si potrà ricominciare la nuova stagione. Non tanti anni fa calcio e scuola iniziavano insieme a ottobre… Ah, visto che siamo in argomento: mi piacerebbe sentire una discussione così accesa anche per la scuola, una preoccupazione che mi sembra molto più grave rispetto a quella riguardante la ripresa del campionato».

All’inizio dell’emergenza Mazzola aveva proposto ai calciatori di devolvere un 5% per aiutare la sanità nell’emergenza, mentre adesso sono le società a chiedere ai giocatori di tagliarsi gli stipendi. Il sistema calcio è a rischio di saltare? La TV avrà ancora un ruolo predominante?
«Va innanzitutto ribadito come anche il calcio sia un’azienda, e peraltro un’azienda molto importante in Italia. Se non si ricomincia a giocare le TV a pagamento non potrebbero trasmettere le partite, e quindi non avrebbero motivo di pagare ulteriori rate alle società. Così come riaprono le fabbriche, dovrebbe riaprire il calcio: ci si preoccupa del possibile contagio del calciatore e non dell’operaio, dell’impiegato o del dirigente che vanno al lavoro. Valgono di meno? Non credo, quindi se riaprono le aziende deve riaprire anche il calcio. Mi sembra un un concetto elementare…».

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