Prandelli: “Iniziato tutto per una partita di bocce, ho perso amici e blindato mia madre a casa”

Cesare Prandelli, Gabriele Pin

Le dichiarazioni dell’ex allenatore gialloblù sulla sua esperienza con l’emergenza sanitaria Covid-19

Cesare Prandelli, ex allenatore dell’Hellas Verona, ha parlato a  Il Mattino, raccontando la sua esperienza con l’emergenza Coronavirus:

“Magari il calcio sarà pronto a ripartire tra due mesi ma siamo sicuri che tra due mesi le persone saranno pronte per il calcio e a mettersi alle spalle così in fretta i lutti e le paure? Perché io fatico a credere che sia così semplice tornare a vedere le partite, passare dalle bare che escono in fila sui camion dell’esercito a fare il tifo per i giocatori che corrono su un terreno di gioco”.

SITUAZIONE A ORZINUOVI. “La situazione migliora? Sì, ma fino ad adesso è stato come un bollettino di guerra. Ci sono stati giorni fuori controllo, in cui le cattive notizie si susseguivano una dietro l’altra. Lì c’è mia mamma Aldina che ha 90 anni e che ogni giorno mi chiede perché non sto da lei. Appena abbiamo intuito la situazione, l’abbiamo blindata in casa, con largo anticipo rispetto alle restrizioni del governo. Negli ultimi giorni le cose pare vadano meglio e ho l’impressione che ci sia un barlume di luce finalmente…La tragedia nella tragedia è quella di non poter stringere la mano al proprio caro negli ultimi istanti della propria vita, provare a dargli conforto, fargli sentire una carezza. È terribile il fatto che li vedi quando li ricoverano in ospedale e poi spariscono per sempre. Senza sentirli più, senza un ultimo saluto. Sappiamo come è importante essere lì quando la persona a cui vuoi bene se ne sta andando. Io ho lasciato il calcio per non abbandonare neppure per un secondo mia moglie nei mesi della sua malattia”.

LA CAUSA.La colpa è stata forse di una partita di bocce con quelli di Codogno. Probabilmente è lì nel bocciodromo che ci sono stati i contagi involontari. Ma secondo altri c’entra il mercato del fieno, che è assai importante. E, dicono, c’era tanta gente di Lodi”.

SENSO DI IMPOTENZA.A un certo punto c’è stato un senso di impotenza. Il mio amico Danfio con cui ero stato al bar in piazza prima di partire per Firenze è morto in una settimana. L’ho chiamato senza sapere che stava male e non mi ha risposto. Ho saputo che non ce l’aveva fatta”.

COME SI IMMAGINA LA RIPRESA.È un sogno il mio: mi auguro che sia l’occasione per cambiare. Siamo di passaggio, questo mondo non è nostro, e la natura pare che si sia rivoltata contro di noi e ci ha mandato un messaggio: bisogna darsi una regolata. C’è da rivedere tante cose, la sanità, l’università, la ricerca”.

Redazione

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5 Commenti
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Commento da Facebook
6 anni fa

Grande uomo che stimo, al di là delle sue qualità professionai, un uomo che ha vissuto la sofferenza della persona amata, fino alla fine, credetemi è molto difficile..

Franco , Verona
6 anni fa

Grande, parole nobili e commoventi in tutta sintonia con il personaggio.E’ una elegia triste che va direttamente al cuore
e descrive in poche righe tutti i risvolti di questa tragedia.Inoltre offre spunti inediti sulla possibile origine dei primi focolai lombardi.Fa inoltre capire ,se rimanesse ancora qualche dubbio ,
quanto e’ gretto e meschino il mondo del calcio.Vorremmo sentirti piu’ spesso caro Cesare !

Michele Fiorio
6 anni fa

Sempre un signore

Vladimir Vujucic
6 anni fa

Bellissime parole, sagge…da un persona che ha sempre xon la sua vita, con le sue parole, con il suo esempio ha lasciato il segno…grazie per queste bellissime parole che ci devono far riflettere…grazie

Andrew
6 anni fa

Cesare sei un grandissimo

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