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ESCLUSIVA CH – Tommasi: “Hellas Verona? Ho un solo rimpianto…”

L’attuale presidente dell’AIC ci ha raccontato non solo i suoi pensieri sull’attuale situazione della Serie B, ma anche qualcosa del suo passato gialloblù

Sono giorni di caos in Serie B: dopo aver accolto il ricorso di Ternana e Pro Vercelli, infatti, poche ore fa il TAR ha anche deciso di sospendere il campionato di Serie B nell’attesa di venerdì, giorno in cui si dovrebbe (ormai il condizionale è d’obbligo) decretare finalmente la formula definitiva del campionato di Serie B 2018/2019.

In questo momento di caos, abbiamo quindi deciso di sentire un dei principali oppositori del “taglio” a 19 squadre: parliamo di Damiano Tommasi, attuale presidente dell’Assocalciatori nonché ex giocatore del Verona, con cui ha disputato tre stagioni in cadetteria (77 presenze e 4 reti in campionato per lui) guadagnando anche una promozione in Serie A.

Tra leggi forzate, giri del mondo, rimpianti e preliminari di Champions, ecco quindi le sue parole in esclusiva per CalcioHellas.

Parliamo subito della situazione di caos della Serie B: perché la Federazione ha optato per un campionato a 19 squadre?
«Diciamo che c’è stata tutta una serie di eventi che ha portato a questa decisione. Non è un segreto che da tempo si voglia “tagliare” il numero di squadre in Serie B, e la situazione di caos, unita alla presenza di un commissario straordinario e all’incertezza sui ripescaggi, ha fornito un ottimo pretesto per ridurre il numero di partecipanti. Io credo che si sia colta la palla al balzo per forzare la mano: basti pensare che ai primi di agosto la stessa Federazione aveva escluso la possibilità di un blocco dei ripescaggi, salvo poi ribaltare la propria decisione…».

Pensi che comunque sia necessario un “taglio” delle squadre partecipanti? E potrebbe esserlo anche per la Serie A?
«Nessuno di noi dell’AIC è contrario a sedersi attorno a un tavolo e a rivedere la struttura dei campionati. Quello che contestiamo sono le modalità di azione a causa delle quali ci ritroviamo in questa situazione di stallo. Se si dovrà rivoluzionare il format, bisognerà fare le cose secondo le modalità e i tempi corretti. Al momento, infatti, abbiamo meno squadre ma le stesse norme dell’anno scorso, e ciò sicuramente non porta né a un aumento della competitività, né a una maggiore sostenibilità economica. Credo dunque che sì, il “taglio” possa servire, ma solo se gli si dà un senso».

Se ridurre il numero di squadre non basta, cosa bisogna dunque fare?
«Bisogna rinforzare le norme di sostenibilità, puntando ad esempio a irrigidire le regole riguardanti le iscrizioni, facendo così entrare in questo mondo solo chi se lo può permettere a livello economico, strutturale e di progetto sportivo. Ciò probabilmente porterà a una riduzione delle squadre, ma anche a un maggior interesse degli imprenditori che, per un motivo o per l’altro, rischiano di abbandonare oppure di non avvicinarsi proprio a questo ambiente».

Cosa credi che succederà ora che il TAR ha riaperto tutto? Cosa succederà nel caso si cambiasse il format in corso d’opera?
«Per prima cosa speriamo che davvero la questione si concluda venerdì. Nel caso alla fine si torni ad avere il format a 22 partecipanti, si dovrà ovviamente rivedere tutto il calendario: ci sarebbero infatti tante partite da far recuperare in turni infrasettimanali, nuove giornate da aggiungere e tre squadre da “incastrare”».

Passiamo al “calcio giocato”: il tuo nome è indissolubilmente legato alla Roma, ma da buon veronese i primi passi tra i professionisti l’hai fatto con l’Hellas: cos’ha rappresentato per te questa maglia?
«Quando ho giocato il mio primo campionato nel Negrar era il 1985, un anno decisamente importante per il Verona, squadra che non potevo non tifare e che ovviamente sostengo tuttora. Arrivare nelle giovanili dell’Hellas per me era dunque un punto d’arrivo, in quanto non avrei mai creduto di poter avere una carriera come quella che poi ho effettivamente avuto. Vestire quella maglia è stato per me motivo d’orgoglio. L’unica cosa che mi dispiace è non averla potuta indossare in Serie A, ma queste cose fanno parte del lavoro di un calciatore: una volta finiti i miei giri per il mondo (Tommasi ha infatti giocato anche in Inghilterra, Spagna e Cina, ndr), non c’è più stata l’occasione per tornare in gialloblù, e devo dire che mi è dispiaciuto molto».

Ormai da 4 anni partecipi ai preliminari europei con La Fiorita: a smettere non ci pensi proprio?
«Per me è più che altro uno sfizio, il mio impegno sportivo rimane quello con il Sant’Anna d’Alfaedo, in Seconda Categoria. Tra l’altro a convincermi a partecipare ai preliminari è stato Andy Selva, un altro ex gialloblù. Diciamo che dopo aver segnato in Europa League (nel 2015, contro il Vaduz, nella partita terminata 5-1 per la squadra del Liechtenstein, ndr) ho promesso che continuerò ad auto-convocarmi fino a quando un altro giocatore de La Fiorita non segnerà in un match internazionale…».

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