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19 maggio 1985: uno scudetto vola sul cielo di Verona

Emozioni che si allontanano di anno in anno, ma ci sono lacrime che non se ne vanno mai

Un pallone enorme con lo scudo tricolore e il numero 1 vola nel cielo di Verona fiancheggiando Torre dei Lamberti, accarezzando in prospettiva il percorso dell’Adige e facendo emozionare chiunque guardasse verso l’alto. Per le strade degli addobbi e i ringraziamenti a una squadra che non ha compiuto un’impresa per la città, ma per tutta la storia. Addobbata è anche la Gran Guardia, mentre lo stadio comincia a riempirsi e i paracadutisti arrivano sul terreno di gioco.

Verona e il Bentegodi non sembrano crederci, ma il 19 maggio 1985 lo scudetto è ufficialmente gialloblù. Dopo trenta giornate una città intera piange di commozione per una delle più grandi imprese sportive. Un percorso iniziato con l’Osvaldo, mister Bagnoli, nel 1981. Un percorso che ha portato il Verona dalla Serie B alla conquista del Tricolore e alle avventure in Europa.

Quel giorno il Bentegodi è in festa come mai è stato. L’Avellino, già salvo, sale in Veneto per chiudere il campionato inchinandosi ai nuovi campioni d’Italia. Al 9′ Fanna si lancia in un dribbling in velocità, concretizzato al vertice dell’area. A quel punto il diagonale sull’incrocio del palo è esplosione nella festa.

Al 40′ il raddoppio gialloblù, grazie a un tiro di Sacchetti che viene deviato da Garuti: Coccia è spiazzato. Due minuti dopo i biancoverdi la riaprono con il movimento da punta in area di Faccini, che poi si gira e mira l’angolino. Al 46′, appena rientrati sul terreno di gioco, i gialloblù non riescono a fermare un fenomenale Ramon Diaz, che mette in mostra tutta la sua classe con una corsa a perdifiato, un triangolo e infine una botta sul palo più vicino.

All’ora di gioco il Verona ci prova con Elkjaer sulla sinistra: stop, sombrero e risalita del campo dalla linea di fondo. Dopo un rimpallo qualcuno lo sgambetta in area di rigore e l’arbitro indica il dischetto. Ecco dunque il Nanu Galderisi che spiazza il portiere. Il danese viene premiato invece al 90′, con il gol che chiuderà quella leggenda che è il campionato 1984/’85. Di Gennaro è imbeccato in area di rigore, anticipa l’estremo difensore cercando di scodellare a rete, ma il pallone arriva sulla testa del danese a qualche centimetro dalla porta e la festa è completata. 4-2.

In trionfo i giocatori e mister Bagnoli su tutti: Verona è campione d’Italia e, per immaginare o tornare a quei giorni, serve chiudere gli occhi e spingere la mente verso lacrime di gioia ed emozioni indescrivibili.

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