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Il calciomercato non è cuccia per conigli

Mercato di riparazione, non lo chiamano così per niente. Serve a sistemare la squadra dopo le defezioni della prima parte di campionato e a riparare agli errori della sessione estiva. Dunque un comune mortale si domanderà se il Verona ne ha commessi, e qui si aprono diverse correnti di pensiero.

La prima addita Fusco come colpevole di un mercato non adatto alla Serie A, la seconda piglia tutti per cialtroni, la terza invita Pecchia a fare le valigie, la quarta dice che la colpa è dei giocatori e la quinta è ancora da inventare. Ne esiste una in realtà, occulta ma oculata, che vede un Verona molto cresciuto in queste ultime partite e che cerca nel mercato di gennaio i giusti giocatori per continuare lungo questa linea crescente.

Fare la voce grossa dopo le sconfitte con Juventus e Napoli è un po’ come vantarsi della propria utilitaria da modesto cittadino di fronte a una concessionaria di auto da corsa. Dunque un dio comune, dall’alto dell’Olimpo da cui dovrebbe scendere, potrebbe pure domandarsi cosa si vuole in cambio. Alcuni esemplari animali di sesso femminile sono soggetti a parti isterici, come il coniglio che segregavo nel campo della nonna: un giorno ha iniziato a strapparsi il pelo e a formare una cuccia, ma mai sarebbero arrivati cuccioli.

Il Verona non ha motivo di preparare cucce strappandosi di dosso il pizzico di dignità che la speranza di salvezza gli concede. Il mercato dell’Hellas sarà piuttosto un’educativa bancarella di limonata fresca nel solito giardino dei film americani. Perciò, sfruttando il concetto consecutivo che se è A dunque sarà B (della cui esistenza la mente dell’autore non è certa), allora Fusco venderà limonata per trarne i soldini con cui fare il mercato.

Nell’estasi del farsesco complotto, la versione occulta ma oculata dice che una salvezza ben raggiunta vale come una qualsiasi altra sporca lurida, brutta come il gol di Morante alla Pro Patria. Tanto le cucce non servono a niente, servirà piuttosto soffrire come conigli per il mancato arrivo dei cuccioli, rannicchiarsi sul ciglio di una strada sopportando le intemperie e magari sfangarla con il pelo che il Verona risparmierà.

E allora poco importa se il nome di Boldor sembra essere stato coniato da Tolkien in persona. Fusco pare aver capito che inseguire i sogni di riscatto dei vari Cerci, Heurtaux e Cassano, a cui c’è voluta la VAR per ritirarsi, è un rischio bello e buono. Sarà meglio sfruttare al massimo le occasioni, indovinando belle sorprese. E vissero tutti felici e contenti, direte voi.

La squadra mette in campo discrete prestazioni ma spesso non riesce a trarne punti. C’è chi dice si tratti di problemi di mentalità o di scarsa convinzione, ma schiettamente è una sorta di impotenza o disfunzione. Non c’è un senso in una squadra che gioca bene e non porta a casa punti. Non c’è un senso in una difesa che imbarca più reti di quelle che l’attacco riesca a fare e viceversa, dunque il lavoro di Fusco si incentrerà sull’assottigliamento di quella differenza.

Migliorie dietro: non ancora apportate. Migliorie davanti: non ancora apportate. Facendo i dovuti scongiuri, ci si può sentire liberi di essere contenti del centrocampo, dove Zuculini è tanto irruento quanto imprescindibile, dove Romulo non c’è mai ma è quasi sempre presente e dove Büchel, nelle ultime partite, ha sovvertito il concetto “ha le capacità ma non si applica“: forse non ha le capacità, ma almeno si è applicato.

Fuori dalla casa di Barbie c’è finito Daniel Bessa, quello di quest’anno è una brutta imitazione di quello vero. Laddove un erede di Freud si direbbe quantomeno confuso, un comune mortale trova l’ennesima motivazione per additare la scarsa serietà di Fusco, ma la verità è che se un giocatore non riesce a essere utile alla causa allora è meglio farne buon uso in chiave mercato.

Arriviamo dunque al caso Pazzini: a lui piace Barbie ma a lei piace Kean, anche se francamente Fusco vorrebbe darle qualcuno di più maturo. Il capitano gialloblù sembra fra i sicuri partenti e gli ultimi minuti a Napoli potevano anche assumere il sapore dell’addio. Vale per lui lo stesso discorso: se non è utile allora si cambia, l’importante è che arrivi una buona prima punta da affiancare a Cerci.

Matos non lo è, se arrivasse sarebbe un’altra buona seconda punta, così come è considerabile il numero 10 gialloblù. Comunque delle speranze su di lui ci sono, viste le buone prestazioni che aveva messo in campo con il Carpi ai tempi che furono. Petkovic deve ancora combinare qualcosa di serio, ma in situazioni simili è meglio avere un giocatore in più che uno in meno, giusto da non trovarsi a dover buttare Bearzotti in mezzo alla mischia (con tanto di cappello).

Fusco non prepara cucce e non fa il coniglio, gli si lasci solo il tempo di lavorare. Nella versione ancora più occulta di quella occulta un Verona come quello delle ultime partite riuscirà a salvarsi. E allora, sfruttando al massimo chi non è più utile e certo non ha bisogno di funerali di stato, probabilmente il direttore sportivo gialloblù apporterà quei nuovi innesti che sono necessari vista la cortezza della rosa, e magari qualcuno in più.

Non servono grandi nomi, ma giocatori che non sparino a salve. Perché il Verona deve chiudere al più presto quel capitolo secondo cui “non abbiamo raccolto quanto meritavamo“, ma magari raccogliere anche più di quanto si è meritato. Il giorno del giudizio potrebbe essere alle porte, è il Crotone la squadra di cui essere più forte. Ora serve la mentalità e la convinzione, schiettamente la potenza e la funzione.

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