Il discorso funebre di Di Gennaro per Bagnoli

La lettera che il campione d'Italia 84/85 aveva scritto per il tecnico dello storico Scudetto del Verona

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Foto: Curia di Verona

Al termine della cerimonia per i funerali di Osvaldo Bagnoli, i nipoti Tina e Camillo e capitan Roberto Tricella hanno preso la parola per omaggiare il tecnico dello storico Scudetto del Verona.

Tra i discorsi preparati per l’occasione ve n’era tuttavia un altro, quello di Antonio Di Gennaro, il quale alla fine non ha tuttavia preso la parola.

Negli ultimi giorni, il testo è comunque stato reso pubblico. Eccovelo dunque in versione integrale.

Il discorso funebre di Antonio Di Gennaro per Osvaldo Bagnoli

«Caro Zaso,

da alcuni anni ti chiamo così, perché nella nostra ultima vera telefonata mi dicesti: “DiGe, dammi del tu. Ormai siamo amici, o no?” E poi sempre in quell’occasione mi raccontasti in mezzo milanese: “El me fa mal el genoeucc”.

“Dillo a me – ti risposi – ho la schiena inchiodata e non solo le ginocchia”. Poi il silenzio, perché non avrei potuto accettare il tuo essere disorientato. Ma come, il Mago della Bovisa? Il papà di tutti noi? Una delle persone più leali che ho conosciuto nella mia vita, che non riesce più a smarcarsi come ai bei tempi? Impossibile da credere.

Caro Osvaldo, sappi che è dura per tutti. Piango e sorrido insieme, da quando sei partito. Sei stato unico e anche oggi non so se riuscirò a leggere quello che mi sono scritto in aereo venendo a Verona. Tra le nuvole si ragiona meglio. Ti ricordi Cremona? Parlasti a tutta la squadra: “Se giuga minga inscì”. Lì lo capii anche senza bisogno della traduzione del Trice.

Rientrammo in campo, eravamo in Serie B, e vincemmo per 5 a 1. Avevi fatto breccia in tutti noi. Garella, Penzo, Tricella e il “Buccia”. te lo ricordi Sauro Fattori? Quante verità ci hai detto. Lì hai messo le basi per successi degli anni futuri.

Ripetevi: “A calcio non si può giocare bene senza punte. Gli attaccanti determinano sempre pure quando non segnano”. Ecco perché gente come Joe Jordan o Iorio, che sono stati poco con te.

Ma dai Zaso, chi è che non ti vuole bene? L’anno dello scudetto non hai mai parlato di riserve. Tenevi tutti sulla corda e i ragazzi che entravano dalla panchina erano sempre pronti. Eri avanti.

Mi hai messo perfino il numero 9 sulla schiena. Avevi capito tutto, più di trent’anni prima di Pep Guardiola. Io che ho sempre avuto il 10. Ma lo sai che non volevo più giocare a vent’anni ai tempi della Fiorentina? Ricordo babbo Vincenzo e mamma Maria Giovanna. Lì, fermi sulla porta della mia camera. Quanti ripensamenti.

Oh Zaso, parliamoci chiaro, hai vinto uno scudetto con quelli che stampa definiva gli scarti delle grandi. Eppure tu ce l’hai fatta. Hai iniziato in Serie B con Adriano Fedele. Un vecchio saggio, che mi insegnò a portare meno la palla: “Quatter o cinc passagg andemo a far gol”. Mezzo milanese e veronese, ma ti facevi capire. Attaccare perché in trasferta un gol l’avremmo fatto. Eccola lì, la grande mentalità.

Arrivai a Verona col “Buccia” Fattori dalla Fiorentina nella vecchia sede di Via Negrelli 65. Secco e diretto con tutti.

Zaso, ti ricordi? “Dovete sempre pensare da dove siete partiti, vi aiuterà a superare i momenti di difficoltà”. Non ha sbagliato nulla. Adesso te lo posso dire. Mica ci credevamo allo scudetto, subito. E io? Grazie a quelle parole mi hai spedito in Nazionale, Zaso. Io che non riuscivo a diventare il nuovo Antognoni ho preso il suo posto in azzurro grazie anche a te. Osvaldo, mister Bagnoli, amico mio, amico nostro.

Sono piccolo, siamo piccoli dinanzi a te. Noi che ti abbiamo conosciuto.

Per sette lunghi anni, sei stato pure la mia guida. È mancato troppo presto il mio babbo Vincenzo e il fatto che non sono riuscito a fartelo conoscere mi angoscia ancora. Ma all’epoca tu tenevi le distanze, era un’altra formula vincente.

Ma Dio mio se ci volevi bene e noi a te. Lo zoccolo a Torino contro la vetrata? Dai che lo sia chi lo ruppe. Eppure niente, mai una parola. Tu davanti a tutto e a tutti a proteggerci sempre.

Non so se riuscirò a leggere in chiesa quello che sto scrivendo ora. Le nuvole mi fan piangere ora, Zaso, ma tutto passa. Fidati mister. Ci provo, ci proveremo, sarà come rivincere un altro scudetto.

Fai buon viaggio, amico mio!»

Redazione

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3 Commenti
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1 mese fa

Siete stati fantastici avete fatto una leggenda che non si vedrà mai più ,una amicizia invidiabile un maestro che vi ha voluto bene come padre e un grande maestro di vita.grazie Osvaldo e grazie a tutti voi giocatori.

Alles
1 mese fa

Stupenda!!!

Agu
1 mese fa

Grande DiGe grandissimo Mister Bagnoli ! Grazie

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