ESC. CH – Women, Corsi: “Per me non c’è cosa più bella che giocare all’Hellas”

La giocatrice del Verona, raggiunta dai nostri microfoni, ha anche analizzato la salvezza raggiunta domenica scorsa

sara corsi hellas verona women
Ph. Riccardo Donatoni

La salvezza è stata raggiunta, ma questo Hellas Verona Women poteva fare molto di più: questa l’onesta analisi di Sara Corsi che, raggiunta da CalcioHellas, ha commentato l’ultimo complicato campionato vissuto dalle ragazze prima di Bragantini e poi di Moll.

Ai nostri microfoni la giocatrice nativa di Montorio ha inoltre parlato del proprio rendimento, così come del proprio ruolo e degli obiettivi futuri.

Di seguito, dunque, la nostra intervista esclusiva al difensore gialloblù.

Corsi sulla stagione appena conclusasi

Partiamo dalla fine, vale a dire dalla salvezza raggiunta: vi siete tolte un peso…
«Sì, direi un grandissimo peso. Quando è arrivata l’ufficialità mi sono anche commossa: è stato liberatorio, perché non doveva succedere a noi e non doveva accadere in quel modo. Una retrocessione sarebbe stata davvero immeritata».

L’impressione però è che questa squadra potesse ambire a qualcosa di più…
«Non ci aspettavamo una stagione così difficile, anzi: dalla preparazione fino alla vittoria contro il Como, tutte eravamo convinte di poter disputare un campionato di alto livello e di arrivare tra le prime cinque o sei. Da lì in avanti è però successo qualcosa che non so spiegare. Quando abbiamo visto che giocavamo bene, ma le cose non andavano e i risultati non arrivavano, è pure subentrata un po’ di paura. È vero che abbiamo anche incontrato alcune squadre più forti di noi, tuttavia nessuno si sarebbe immaginato di vederci lottare per la salvezza fino alla penultima giornata. Quindi bene la salvezza, però questa squadra poteva effettivamente ambire a molto di più».

Una partenza razzo, poi però è come si foste “adagiate”. C’è stata forse una carenza di stimoli a un certo punto?
«Credo che gli stimoli ci fossero, soprattutto perché una squadra che batte il Como poi vuole legittimare questo risultato nelle gare successive. Difficile però capire quale sia stato il motivo: forse un po’ di sfortuna, ma se l’ultima partita vinta risale a novembre non può essere solo quella la causa…».

Parliamo anche della tuo rendimento: quest’anno hai giocato tanto e ti sei rivelata un elemento prezioso per Bragantini e Moll…
«Mi sono trovata bene con entrambi. Mister Bragantini mi ha dato subito fiducia: prima dell’inizio della stagione mi ha detto che credeva in me, ma che avrebbe voluto cambiare il mio ruolo da terzino a centrale di difesa. Per me è stata una sfida, però mi è stato molto vicino. Ho conosciuto una bella persona e lui è stato un allenatore molto presente per noi. Anche Moll mi ha fatto giocare molto. Lui è un tecnico che ti dice le cose in faccia, sia quando fai bene che quando fai male. Mi sto trovando bene con lui e credo abbia una bella idea di gioco».

È stato un campionato temprante, così come quello precedente…
«Sì, soprattutto sotto l’aspetto dell’atteggiamento e della forza mentale. Disputare due stagioni a rincorrere la salvezza alle ultime giornate è tosta, non tutti ne sarebbero in grado, ma questa squadra ha dimostrato di non mollare mai. Questo è fondamentale per essere al Verona».

Quest’anno hai anche variato un po’ la posizione in campo, ma qual è quella in cui ti senti più a tuo agio?
«Partiamo da un presupposto: quando ho cominciato a giocare, l’ho fatto in attacco. Forse è per questo che mi trovo meglio sull’esterno, dove posso sgasare e spingere. Credo perciò che il terzino sia il mio ruolo ideale. Va però anche detto che mi piace tanto gestire la palla, quindi da centrale ho più possibilità di farlo rispetto a quando gioco sulla fascia…».

Tra passato, presente e futuro

Ormai sei una giovane veterana di questo club. Cosa significa per te l’Hellas?
«Io sento la maglia del Verona addosso, ci sono nata, e cerco di trasmettere alla nuove arrivate i valori che questi colori implicano. Quando ho iniziato, non mi sarei mai aspettata di arrivare all’Hellas, quindi per me essere qui è un sogno che si realizza. Aver giocato al Bentegodi, dove da piccola andavo a vedere le partite di Champions League del Bardolino e dell’AGSM Verona (le “ave” dell’odierno Hellas, ndr), è stata poi un’emozione incredibile. Per me al momento non c’è cosa più bella che essere al Verona. Credo che il mio attaccamento si sia anche visto in tutte le partite: ho sempre dato il massimo per questo club e sono molto orgogliosa di aver anche indossato la fascia da capitana in alcune amichevoli pre-campionato».

Chiudiamo con il futuro: dove si vede Sara Corsi da qui a cinque anni?
«I miei due grandi sogni sono giocare in Serie A e vestire la maglia della Nazionale. Da qui a cinque anni potrebbe succedere tutto e niente, ma spero di riuscire a realizzare almeno uno dei due».

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