Raggiunto dai microfoni di Hellas Channel per la rubrica Visti da vicino, Benedict Scharner ha raccontato la propria esperienza gialloblù, parlando anche della stagione in corso e non solo.
Di seguito, dunque, le principali dichiarazioni del centrocampista della Primavera del Verona.
FIGLIO D’ARTE. «Mio padre, Paul Scharner, ha giocato per anni nella Nazionale austriaca, in Premier e in Bundesliga. Sicuramente posso dire che sia un mio modello sia come calciatore che come uomo. Lui non interviene mai nella mia carriera, lasciandomi libero di fare il mio percorso, ma è sempre pronto a rispondere a ogni mia domanda e a darmi consigli».
IL VERONA. «Quando ho saputo dell’interessamento del Verona, sono arrivato di corsa. L’italiano è difficile, lo sto imparando, ma fortunatamente in squadra tutti parlano bene l’inglese e questo mi ha fatto integrare in fretta. Ringrazio il direttore Margiotta per avermi portato qui e per avermi dato questa opportunità e tutto lo staff che mi aiuta ogni giorno».
LA STAGIONE. «Da subito ho giocato tanto, ma poi mi sono infortunato e ho solo potuto seguire con gioia i successi dei miei compagni. Ora però sono pronto a contribuire e spero di giocare i più possibile».
IL MISTER. «Sammarco mi dice di giocare libero, ma anche di essere equilibrato in mezzo al campo, di non sbilanciarmi troppo e di essere sempre molto attento con il pallone tra i piedi».
IL RUOLO. «Mi ritengo un centrocampista box-to-box dotato di una buona velocità. In campo mi piace sia impostare il gioco che seguire la fase difensiva, seguendo l’azione per cercare anche il gol».
IL MODELLO. «Tra i giocatori della prima squadra mi piace molto Suslov. Anche a lui piace impostare ii gioco e far ripartire la squadra, magari regalando qualche tocco di altissima qualità».
LA NAZIONALE. «La mia prima convocazione con l’Austria è arrivata a quindici anni ed è stata un’esperienza un po’ difficile, in quanto era il periodo del Covid. Ho poi giocato le qualificazioni per gli Europei Under 17 e in seguito quelle per gli Europei Under 19 e, nonostante in entrambi i casi non siamo riusciti ad arrivare alla fase finale del torneo, rappresentare il proprio Paese è sempre un’emozione».
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