Intervenuta ai microfoni di Hellas Channel per la rubrica Viste da vicino, Federica Anghileri ha parlato della propria esperienza all’Hellas Verona Women.
Di seguito, dunque, le principali dichiarazioni della centrocampista gialloblù.
L’HELLAS. «Nel solito periodo estivo che precede la formazione delle squadre è arrivata l’opportunità di venire a Verona, una squadra di cui avevo sempre sentito parlare bene, un luogo in cui le giovani possono crescere al meglio. A diciannove anni ho pensato, a ragione, che questo fosse il posto giusto per me e, visto che sono qui da ormai quattro anni, direi che non mi sono trovata poi così male. Quando sono arrivata qui ero reduce da un periodo in cui cambiavo città ogni anno e cercavo un po’ di stabilità, oltre a una dimensione più “cittadina” rispetto a Mozzanica, Empoli o San Gimignano. A Verona mi sono trovata bene fin da subito: è bella e mi ci trovo bene, anche perché, nonostante ci sia veramente tutto, non è una città dispersiva».
IL GRUPPO. «In campo mi sento responsabile, soprattutto quest’anno con un gruppo molto giovane. Da quando sono rientrata dall’infortunio cerco di dare il massimo per la squadra, ma anche prima, dagli spalti, cercavo di dare l’esempio e di infondere la mentalità dell’Hellas Verona alle ragazze più giovani e a quelle nuove. Sono contenta di essere rientrata e di poter essere più incisiva ora direttamente dal campo».
GLI INFORTUNI. «Purtroppo ho sempre dovuto affrontare infortuni piuttosto lunghi. Sono momenti che, vuoi o non vuoi, ti fanno crescere e ti fanno capire quanto sia importante allenarsi al massimo, ogni singolo giorno, perché potrebbe sempre succedere di tutto. Serve tanta determinazione perché ci sono anche momenti di crisi, ma bisogna restare forti a livello mentale. Sta tutto lì, nel saper reagire a quello che succede. Rompersi il crociato e il menisco due volte, a sinistra e a destra, non è facile. La prima volta ero davvero una ragazzina, ma paradossalmente sono riuscita a viverla meglio, con un po’ di sana incoscienza; la seconda, insomma… Ma adesso sono qui!».
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