Conferenza fiume per Paolo Zanetti che, in oltre quaranta minuti di chiacchierata (quasi un monologo) con i giornalisti, ha oggi presentato la partita tra Verona e Roma in programma domani al Bentegodi, parlando tuttavia soprattutto del momento dell’Hellas e lasciando trasparire la grande voglia di rimettersi in careggiata della sua squadra.
Di seguito, dunque, le principali dichiarazioni rilasciate dal tecnico gialloblù alla vigilia della partita di campionato.
LA SALVEZZA. «A inizio campionato eravamo degni di questa piazza e ora vogliamo tornare a esserlo, tornando al nostro livello pur con tutte le difficoltà del caso. Ci saranno sempre alti e bassi, in caso contrario lotteremmo per lo scudetto, l’importante è uscire da questo momento ed essere salvi all’ultima giornata. Sicuramente non pensiamo alla retrocessione: il campionato è lungo, abbiamo ancora una posizione di classifica dignitosa e non siamo condannati. Dobbiamo scacciare la paura, recuperando l’atteggiamento che deve chi deve salvarsi. Abbiamo un po’ perso il concetto di squadra e forse all’inizio, io in primis, abbiamo cavalcato un po’ troppo l’entusiasmo per un ottimo avvio».
IL MOMENTO. «Ultimamente non siamo stati all’altezza, quindi dobbiamo tornare a essere consci delle nostre qualità e dei nostri difetti, perché ora siamo solo consci dei secondi. Contro il Lecce non c’è stata una reazione di rabbia, ma di paura, ed è lì che abbiamo sbagliato. Ricominciamo da una buona prestazione, a prescindere dal risultato. Ciò che ci serve sono i fatti sul campo e, con la spinta del Bentegodi, dobbiamo provare a invertire la rotta».
LA SQUADRA. «Siamo un gruppo particolare che ha leader tecnici, ma non caratteriali. Tutti in questi momenti devono essere leader, in particolare chi è qui da più tempo e chi vuole bene al Verona: giocatori come Montipò, Magnani, Dawidwicz, Lazovic, Duda e Serdar, ma anche un leader tecnico come Tengstedt, devono costituire il nostro motore, non Belahyane che sta superperformando. Non lo devono però essere con le parole o con gli slogan motivazionali, ma con l’atteggiamento in campo: bisogna mettere le proprie qualità al servizio del compagno e della squadra. Ci devono essere quei sei o sette uomini, non giocatori, a cui gli altri si deve poter aggrappare, ma al momento non ci sono».
LA PANCHINA. «Venti giorni fa c’era una bella armonia tra me e la piazza, mentre ora più di qualcuno vuole la mia testa, ma questo è il calcio. Per me è un onore essere qui, però me lo devo meritare con i risultati e con ciò che si vede in partita: pagherei per scendere in campo domani, ma non posso farlo. Posso solo provare a trasmettere ai ragazzi la rabbia, l’aggressività, la voglia di cambiare la situazione e il dispiacere che ho dentro per quanto accaduto nell’ultimo mese».
L’AVVERSARIO. «Ho già abbastanza cose della mia squadra a cui badare per pensare alla Roma. So solo che hanno giocatori tecnicamente fortissimi e un ottimo allenatore. Come tutti anche loro avranno dei problemi, ma noi pensiamo a noi stessi e a quanto possiamo fare noi, non a quanto sono forti loro».
IL MODO DI GIOCARE. «Ho un progetto ambizioso e vorrei portare questo club in alto. Nelle prime dieci giornate abbiamo segnato tanto per una squadra che deve salvarsi, incassando però poi ventidue gol che vanno analizzati. Questo Verona è costruito per segnare, non per rintanarsi in area e andare in ripartenza. Non abbiamo i giocatori per farlo. Ultimamente siamo diventati un po’ “ibridi”, ma così facendo abbiamo continuato a subire e al tempo stesso ci siamo resi meno pericolosi. A livello difensivo siamo scadenti e abbiamo provato a trovare soluzioni che forse oggi, con il senno di poi, non adotterei: andrei avanti con gli stessi, così non mi verrebbe detto che cambio sempre. Dobbiamo dunque lavorare per migliorare dietro, senza però snaturarci».
L’INFERMERIA. «Al momento ci mancano Frese e Dawidowicz, il 50% della nostra difesa titolare. Faraoni stanotte poi è stato male di stomaco e non so come si presenterà oggi alla rifinitura e domani alla partita. Sarr? Ha ancora una contrattura al polpaccio che si porta dietro dall’Atalanta, quindi non so se sia a disposizione. Io comunque conto su di lui perché è un buon giocatore, pur con le perplessità che c’erano all’inizio».
LA FORMAZIONE. «Conta chi c’è, non chi manca. Tutti quelli in rosa devono mettere il proprio mattoncino dare il 110% per sfruttare l’opportunità che gli viene concessa. A livello di formazione cercherò di dare continuità e domani in porta ci sarà Montipò: contro il Lecce gli ho solo dato un po’ di riposo, in un turno infrasettimanale, per permettergli di recuperare energie psicofisiche. Per noi è un giocatore determinante e io nutro una stima infinita per lui, ma ho bisogno del vero Montipò e a oggi lui ha reso al di sotto delle sue possibilità. Volevo una reazione di rabbia da parte sua e l’ho vista: si è allenato con il sangue agli occhi e domani andrà in campo perché dovrà mettere delle pezze da grande portiere quale è. Perilli comunque si è dimostrato all’altezza, facendosi trovare pronto: è un “secondo” forte e che lavora sempre bene. Anche Magnani giocherà. Per lui vale più o meno il discorso fatto per Montipò, perché è un difensore fortissimo e che ha tutto, ma a volte è altalenante a livello psicologico e quindi alterna grandi prestazioni ad altre che lo sono meno».
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Le meio che non commento ….finalmente na partia come Dio comanda…e comunque ,è la prima vittoria che vedo dal benegodi …sono mancata giusto con le due vittorie…pensavo di essere io a portare sfiga….avevo deciso di non andare più x il bene del verona….son contenta posso andare allo stadio ….forza forza forza hellasssssss 💛 💙
Mi domando , ma perché Sogloano non si è preoccupato di prendere due buoni difensori? In Pakistan non se ne trovavano? Miserie.
Allenatore scarso , squadra senza capo ne’ coda !
Con la Roma vinceremo!
Se perde ancora … ciaone
Tante parole , pochi fatti.
Diciamo la verità..abbiamo trovato il Napoli in confusione totale.. genoa che se ci danno 2 gol il primo tempo c è niente da dire e col Venezia lo stesso
Allora te ghe avuuuu tanto cul
Vediamo che non restimo parole
“A parlare l è el n1”