Il bomber gialloblù, raggiunto da AS, ha parlato anche del campionato, del proprio futuro e non solo
È una lunga intervista quella concessa da Giovanni Simeone ad AS Argentina: raggiunto dai microfoni del colleghi sudamericani, il Cholito ha toccato diversi argomenti interessanti, parlando della città di Verona e dei tifosi scaligeri, ma anche del campionato, del cambio di allenatore, del proprio futuro e non solo.
Di seguito, dunque, le principali dichiarazioni dell’attaccante classe ’95.
VERONA CITTÀ. «Sono molto contento di Verona, è una delle città più belle che ho visto in Italia. Qui è è tutto vicino e comodo da raggiungere, si cammina, si saluta il parrucchiere e il cuoco del ristorante… È bello perché si conoscono tutti».
GLI OBIETTIVI. «Dal primo giorno in cui sono arrivato mi hanno sempre detto che ciò che dobbiamo raggiungere è la salvezza. Il Verona è tornato in Serie A da poco tempo, quindi dobbiamo puntare a rimanerci. Se poi dovesse arrivare qualcosa in più, sarà ben accetto. A livello personale mi sono posto l’unico obiettivo di vivere ogni partita come se fosse l’ultima, senza pensare a segnare un numero minimo di gol. L’importante è fare sempre come contro la Lazio: dopo aver segnato una rete una volta mi sarei rilassato, mentre in quell’occasione ho cercato di farne il più possibile per la squadra e per me. Futuro fuori dall’Italia? Mi piacerebbe, ma sono molto concentrato sul momento, non penso a dove andare o dove giocare. SOno molto felice dove mi trovo ora».
IL TIFO. «I tifosi sono molto forti e molto caldi, vanno ovunque e riempiono il campo. È molto bello, hanno un modo di vivere il calcio simile agli argentini».
DI FRANCESCO E TUDOR. «Il cambio di allenatore è stato strano perché è avvenuto a inizio campionato, poco dopo il mio arrivo. Alla fine, comunque, questa decisione ha dato i propri frutti».
LA SQUADRA. «A Verona si parla tanto del gruppo e dei tanti compagni di squadra con delle potenzialità. Si parla soprattutto dei tre attaccanti e di quanti gol abbiamo fatto. La cosa importante è che quando qualcuno ha una brutta giornata, segna un altro. Chi mi ha stupito di più? Mi piacciono molto Faraoni, un giocatore molto professionale, e Caprari, un calciatore che dopo aver trovato l’ambiente giusto sta sfruttando appieno le proprie capacità».
LA NAZIONALE. «Non mi sono concentrato molto sull’attesa o meno di una chiamata dell’Argentina, ho dovuto aspettare la lista. Ero emozionato perché sentivo di essere tornato nei radar della Nazionale, ma l’esclusione mi ha dato ancora più motivazione: ci sono, sono vicino. I Mondiali? Scaloni ha detto che c’è un solo giocatore sicuro di essere convocato, mentre gli altri devono pedalare. Io sto pedalando».
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