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Elkjaer: “Un onore essere il sindaco dei veronesi. 12 maggio? Un giorno di festa”

L’ex attaccante gialloblù, raggiunto dai microfoni di Hellas Channel, ha parlato dello storico Scudetto e non solo

È uno splendido tuffo nel passato quello che oggi ha visto protagonista Preben Elkjaer: il Sindaco, raggiunto dai microfoni di Hellas Channel, ha infatti parlato dello storico Scudetto, ma non solo.

Di seguito, dunque, le principali dichiarazioni dell’ex attaccante gialloblù.

LO SCUDETTO. «Il 12 maggio è un giorno di festa, mi ricordo tutto: i tifosi arrivati a Bergamo, la partita contro l’Atalanta, il ritorno a Verona con migliaia di macchine in autostrada in viaggio con noi. Il mio gol? Ho capito quanto fosse importante perché avevamo bisogno di un punto per raggiungere il nostro obiettivo e c’era sempre il timore che il titolo ci sfuggisse all’ultimo momento. Non ho pensato a me, ma solo alla squadra e ai tifosi. È stata davvero una gioia immensa».

IL GRUPPO. «In quel Verona c’era grandissimo feeling, un gruppo meraviglioso composto da persone brave e intelligenti. Eravamo compagni di squadra ma soprattutto amici: mi sono subito sentiti a casa. Briegel e Galderisi? Io e Hans-Peter avevamo casa uno vicino all’altro e andavamo insieme agli allenamenti. Io poi parlo anche tedesco, quindi è stato facile capirsi ed è subito nata una bella amicizia. Il Nanu era piccolo e veloce, mentre io ero grande e ancora più veloce (ride, ndr)! In campo ci capivamo subito, e poi è simpaticissimo! La cosa bella è che dopo tutti questi anni siamo ancora molto uniti e quando riusciamo ci incontriamo. L’anno scorso la cena è saltata a causa del Covid, ma quest’anno speriamo di farla: io sto aspettando la seconda dose di vaccino, poi mi auguro di poter venire sul Lago di Garda durante la prossima estate».

IL MISTER. «Per noi stranieri era un po’ difficile capire Bagnoli perché lui parlava in milanese, quindi chiedevamo a Volpati, che parlava un po’ di inglese, di tradurre. Piano piano abbiamo però capito cosa voleva: lui sistemava bene la squadra e ci lasciava giocare senza parlare troppo, anche perché quando lavori bene poi non c’è bisogno di dare indicazioni. Lui trasmetteva tranquillità alla squadra e nel calcio c’è tanto bisogno di questo».

MOMENTI IMPORTANTI. «Già al debutto contro il Napoli abbiamo capito che eravamo una squadra forte: io e Briegel non avevamo mai giocato in Serie A e quindi c’era un po’ di incertezza, ma poi abbiamo capito che potevamo giocarcela. Il gol senza scarpa? Non ho pensato granché: ero davanti alla porta e mi sono trovato senza scarpa, ma dovevo tirare. Anche quella partita ci ha dato molta consapevolezza».

GRATIFICAZIONI PERSONALI. «I miei piazzamenti al Pallone d’Oro sono stati merito della squadra, l’ho sempre pensato. Se c’è un gruppo che gioca bene si può rendere al meglio e possono arrivare gratificazioni, da soli invece non si fa niente. L’Europa? Giocare di sera, contro squadre estere, è sempre particolare e interessante».

I RETROSCENA. «Arrivai a Verona grazie a mia moglie? Vero, anche in Danimarca è sempre la moglie a decidere (ride, ndr)! In Italia ho anche imparato a vestirmi meglio? Vero, all’inizio il mio abbigliamento non era piaciuto molto, ma con il tempo ho cambiato un po’ anche quello. A Lokeren andavo in allenamento a cavallo? No, questa è una leggenda. Perché “Elkjaer” e non “Larsen”? “Larsen” è un cognome troppo comune in Danimarca, quindi ho scelto quello di mia madre che lo è meno. I soprannomi? Erano tutti simpatici, ma “Sindaco” mi piace particolarmente perché è un onore per me essere considerato tale. È segno di stima e per me vuol dire molto».

LA CITTÀ. «Il mio italiano non è sufficiente per raccontare la gioia che provo ogni volta che sono a Verona, una città stupenda con gente che è sempre stata gentilissima con me e la mia famiglia. Ho una casa lì e continuerò a venirci fino al mio ultimo giorno, è un posto che porto nel cuore. All’ospedale di Borgo Roma è anche nato mio figlio, lì ho tantissimi amici. Il Bentegodi? È lo stadio dove abbiamo vinto, un luogo incredibile e indimenticabile».

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