Il doppio ex del match in programma oggi al Bentegodi ha presentato la gara facendo anche un tuffo nel passato
È un Arcadio Spinozzi tra presente e passato quello raccontatosi a L’Arena in vista del match del Bentegodi che oggi vedrà opporsi Verona e Lazio, due delle sue ex squadre.
Senza perdere tempo, ecco dunque le sue principali dichiarazioni.
L’HELLAS. «A Verona trovai persone vere: Fiumi, Tavellin, Nicoletta in sede e poi c’era Garonzi… Ricordo un episodio: siamo a Veronello e in quattro o cinque attendiamo fuori da uno spogliatoio. C’era da discutere il contratto e all’epoca non c’erano procuratori e gli impegni erano annuali. Dentro c’erano Garonzi e Zigoni: alzano la voce, pugni sulla porta, parolacce e una sedia che si rompe. Guardo gli altri seduti vicino a me, tutti tranquilli, e chiedo se sia il caso di intervenire, ma loro mi rispondono che era una scena che accadeva ogni anno…».
LAZIO E VERONA OGGI. «Credo che la Lazio arrivi a questa partita un po’ scarica per la stagione molto lunga e per altre problematiche. Le ambizioni erano quelle di lottare per i primi tre posti, ma non credo abbia una rosa all’altezza delle avversarie. Il Verona invece l’ho visto pimpante a Cagliari, ma all’Hellas sono bravi a scegliere i calciatori: Juric è bravo e ha a disposizione gente votata al sacrificio e umile che rispecchia la mentalità dell’allenatore. Si aiutano molto in campo: Barak e Zaccagni sono bravi, ma è l’insieme dei gialloblù che colpisce. Come finisce? Non lo so. Credo che sia una partita aperta a qualsiasi risultato».
IL COVID. «A volte mi domando come si sentano a livello psicologico i calciatori con gli stadi vuoti e i continui tamponi e controlli. Credo non venga mai sottolineato abbastanza. Lasciando perdere la solita demagogia sui guadagni, tutto questo è frustrante. Speriamo che questa pandemia finisca presto».
Seguici su
Aggiungi calciohellas.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.


