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ESC. CH – Zeytulaev: “Verona tappa importante della mia carriera. Juric un amico, il suo Verona una goduria”

Foto: Vastese Virtus

L’Eroe di Busto, raggiunto in esclusiva dai nostri microfoni, ci ha riportati a quel 25 maggio 2008

«Certo che ho voglia di parlare della partita di Busto, ma sono davvero già passati dodici anni?». A parlare è l’eroe di Pro Patria-Verona 1-1, quell’Ilyas Zeytulaev che il 25 maggio 2008 fece esplodere di gioia il settore ospiti dello Speroni, piazza Dante e migliaia di salotti e bar veronesi.

Raggiunto dai nostri microfoni in occasione dell’anniversario di quella salvezza, l’attuale tecnico dei Giovanissimi e dei 2009 della Vastese ci ha riportato alla mente le emozioni di quel giorno, spendendo poi due parole anche sul campionato e sull’amico Ivan Juric.

Di seguito, dunque, le nostra intervista all’Eroe di Busto.

Esattamente dodici anni fa salvavi l’Hellas dal baratro della C2: ci racconti cosa ti è passato per la testa durante quella partita?
«Prima di quel gol avevo pensato a moltissime cose, ma la mia idea principale era che quell’incontro non potesse finire con una nostra sconfitta: sarebbe stato troppo brutto retrocedere così, anche per i nostri tifosi che ci avevano seguito numerosissimi e che non avevano mai smesso di cantare. A un certo punto sbagliai cinque o sei cose facilissime una dietro l’altra, anche perché ero stanchissimo, ma poi decisi che avrei dovuto prendermi delle responsabilità se volevo che la nostra stagione non si chiudesse in quel modo…».

E cosa ci dici di quel gol, una rete tanto pesante quanto bella?
«Quando mi arrivò la palla vidi con la coda dell’occhio che Sibilano si era scontrato con un difensore che, in caso contrario, mi avrebbe sicuramente raggiunto, quindi ho pensato di guadagnare subito l’area per mettere in difficoltà il diretto marcatore nell’uno-contro-uno. Me lo dicevano sempre sia mio padre che Gasperini: “Conquista l’area, poi divertiti”. E così feci: entrai in area e, pur essendo molto defilato, provai a calciare: grazie a Dio il difensore scivolando deviò la palla quel tanto che bastò per battere il portiere… È stata una salvezza importantissima per una piazza altrettanto importantissima».

Che sensazione provi a sapere di essere nella storia del Verona?
«Parto dal presupposto che Verona è una città che mi è rimasta nel cuore: io all’Hellas mi sono trovato benissimo nonostante i risultati fossero pessimi. Ripensandoci è quasi un paradosso… È una sensazione che non so descrivere: subito non avevo nemmeno realizzato quanto avevamo fatto, ma ricordo che quattro o cinque anni dopo, mentre ero a passeggio per Verona, entrai in un bar per bere un caffè e i proprietari fecero partire la cronaca del mio gol fatta da Puliero: subito ero un po’ stupito, ma poi vennero da me e cominciarono a ridere, quindi capii che i tifosi dell’Hellas si ricordavano ancora di me. Sono eventi che ti segnano dentro, e quando torno a Verona sono sempre molto carico».

Passiamo all’attualità: come hai trascorso questa quarantena?
«Credo un po’ come tutti: ci siamo fermati un po’ e ho avuto la possibilità di passare un po’ di tempo con la mia famiglia. Io poi sono molto credente, quindi ho avuto modo di avvicinarmi ancora di più alla fede. Chiaramente non è stato facile stare così a lungo a casa e non vedere i ragazzi delle due squadre che alleno, anche se la tecnologia ci ha aiutato a rimanere in contatto. Ora però mi trovo in campagna dai suoceri: io, mia moglie e i miei figli abbiamo voglia di recuperare un po’ il tempo perduto!».

Giovedì sapremo se il campionato riprenderà: qual è la tua posizione a riguardo?
«Non so se posso dare una risposta: da una parte vorrei ricominciare, ma dall’altra giocare senza tifo mi sembra una forzatura. Ci sarebbe troppo distacco, mancherebbe il “lato umano” del calcio, e la cosa mi spaventa e rattrista. Spero si possa ripartire al più presto con i tifosi e che chi deve decidere sia saggio e si faccia guidare dalle giuste motivazioni».

Due parole su Ivan Juric, che tu conosci molto bene?
«Ivan è un amico: ci siamo conosciuti a Crotone (stagione 2005/2006, ndr), dove con Gasperini allenatore disputammo un buon campionato (nono posto finale, ndr). Non avrei mai pensato che Juric potesse diventare un grande tecnico e arrivare ad allenare in Serie A, un campionato difficilissimo, invece sta mettendo in mostra un gioco moderno, europeo. Certo ha imparato molto da Gasperini, ma ormai Ivan ha un suo marchio e tra i due ci sono differenze anche sostanziali. È una goduria vedere il Verona giocare a viso aperto e senza paura contro le “big”, e poi al Benteogodi è non ce n’è per nessuno: quello stadio trascina e sa spingere l’Hellas oltre i propri limiti. Auguro ai tifosi gialloblù di poter sempre godere di questi momenti perché è una piazza che merita la Serie A e, perché no, anche l’Europa!».

Chiudiamo con un saluto ai tifosi del Verona?
«Ai veronesi posso solo fare un saluto genuino e sincero perché a Verona mi sono trovato davvero benissimo: checché se ne dica, è una città molto accogliente e che mi ha adottato come un figlio. L’Hellas ha rappresentato un passaggio importante nella mia vita e nella mia carriera, e ringrazierò sempre i tifosi che ci hanno accompagnato nel difficile viaggio di quella stagione. Grazie a tutti, dal primo all’ultimo, dal più anziano al più giovane!».

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