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Zaccagni: “Mi piacerebbe essere il capitano dell’Hellas. Non escludo di poter rimanere qui a vita”

Il centrocampista gialloblù, durante una diretta Instagram, si è lasciato andare ad autentiche dichiarazioni d’amore per Verona

È un’autentica dichiarazione d’amore quella di Mattia Zaccagni per la città di Verona e per l’Hellas: durante la diretta Instagram di stasera il centrocampista gialloblù si è infatti lasciato andare a esternazioni “importanti”.

Senza perdere tempo, andiamo quindi a vedere le sue principali dichiarazioni.

LA QUARANTENA. «Ora va tutto alla grande: sono tornato a Bellaria e qui ho il giardino, quindi riesco ad allenarmi meglio. Le direttive del preparatore atletico ci stanno aiutando a rimetterci in forma, ma speriamo di poter tornare al più presto ad allenarci a Peschiera, il luogo più adeguato in cui lavorare. Il Bentegodi? Mi manca moltissimo!».

LA CARRIERA. «Calcisticamente sono nato a Bellaria, dove ho iniziato a giocare a cinque anni e dove ho anche avuto la possibilità di disputare uno spezzone di campionato di C2. Da lì sono poi approdato alla Primavera del Verona, e dopo alcuni prestiti mi sono ritrovato stabilmente in prima squadra. La scorsa stagione per me è stata importantissima: rientravo da un infortunio, quindi non è stato facile, ma poi è andato tutto bene. La partita di Cittadella? Me la ricordo perfettamente, ma ogni tanto me la riguardo…».

LA MAGLIA NUMERO 20. «Inizialmente ho scelto la maglia numero 20 perché al primo anno in Serie A avevo vent’anni, e poi me lo sono portato dietro fino a oggi. È un numero che mi piace e che mi ha dato tanto, ma non so se lo terrò: ho una mezza idea di cambiarlo, vedremo…».

I TIFOSI. «La Curva Sud è bellissima e fa tanto casino nonostante lo stadio sia molto dispersivo. Credo che se i nostri tifosi fossero più vicini, per gli avversari sarebbe ancora più dura affrontarci in casa nostra. Io un idolo dei tifosi più giovani? Credo abbia inciso il fatto di venire dalla Primavera, è un po’ come se fossi cresciuto con loro…».

VERONA CITTÀ. «Ormai sono a Verona da sei anni, sono un veronese adottato (ride, ndr). Qui ho molti amici, questa città è un po’ la mia seconda casa: addirittura quando torno a casa mi dicono che ho l’accento veronese!».

JURIC. «Il mister mi ha aiutato molto sotto il punto di vista caratteriale, che era quello che mi mancava un po’. In fase d’attacco mi lascia molto libero, mentre difensivamente parlando con me si trova molto bene: essendo un centrocampista, tendo a coprire bene gli spazi».

LA STAGIONE. «Dopo l’esito della scorsa stagione, quest’anno sono partito molto carico: volevo ritagliarmi il mio spazio, e sono contento di esserci riuscito, così come sono contento dei risultati della squadra. I gol con Genoa e Samp? Il primo lo aspettavo da tanto, il secondo… me lo prendo, anche se secondo la Serie A è autogol!».

UNA BANDIERA. «Io un punto di riferimento nello spogliatoio? Penso di sì, e ne sono orgoglioso. Credo nelle bandiere nel mondo del calcio, e non escludo di poter rimanere a Verona per sempre. Certo non dipende solo da me, ci sono tanti fattori in ballo, però mi piacerebbe diventare capitano di questa squadra!».

LA NAZIONALE. «In tanti mi chiedono della Nazionale, e io penso sia il sogno di tutti i calciatori. Credo tuttavia di dover ancora fare un passo in avanti».

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