Tommasi: “Tornare in campo? Come scalare lo Zoncolan!”

Il presidente dell’Assocalciatori, intervistato da La Gazzetta dello Sport, non nasconde le grandi difficoltà relative alla ripresa del campionato

La ripresa del calcio, a giudicare dalla parole di Damiano Tommasi, è tutto fuorché scontata: raggiunto dai colleghi de La Gazzettta dello Sport, il presidente dell’Assocalciatori ha infatti paragonato il ritorno in campo alla scalata del Monte Zoncolan, una vetta che gli appassionati di ciclismo conosceranno molto bene.

Di seguito, dunque, le parole dell’ex centrocampista gialloblù.

TANTE DIFFICOLTÀ. «Per quanto riguarda la ripresa, abbiamo davanti lo Zoncolan: non ci tiriamo indietro, ma il rischio di mettere il piede a terra c’è. Se credo nella ripartenza? Noi ci prepariamo in attesa di buone notizie, poi si vedrà».

GLI ALLENAMENTI. «Non troviamo un senso al nuovo decreto in quanto impedisce ai giocatori di allenarsi individualmente in strutture all’interno delle quali sarebbero controllati. Per i calciatori è necessario tornare in forma in modo da arrivare al 18 maggio pronti per le sedute di gruppo: le tabelle da seguire a casa hanno permesso di mantenere la forma, ma a lungo andare gli esercizi in spazi ristretti potrebbero addirittura essere negativi per la muscolatura. Anche non si dovesse tornare a giocare, l’allenamento è importante per un calciatore».

PASSO A PASSO. «Credo che al momento si debba fare un passo alla volta: bisogna decidere cosa fare in caso di nuova positività, ma anche nel caso in cui il campionato non dovesse più riprendere. Le partite? Stiamo già guardando troppo in avanti, perché non sappiamo come sarà la situazione da qui a metà giugno. Noi non possiamo fare altro che aspettare indicazioni dalla comunità scientifica: in questo momento a decidere sono scienziati e medici».

GLI STIPENDI. «Per quanto riguarda la questione riguardante gli stipendi, molte società hanno trovato accordi con i propri giocatori e questi si sono dimostrati molto disponibili. Ciò che ci preoccupa sono le serie minori: lì si guadagna meno ma le società chiedono più sforzi ai lavoro calciatori. Serve calcolare quali siano state le perdite effettive, in modo da poter parametrare il tutto».

I CONTRATTI. «La proroga di contratti e prestiti deve ancora essere discussa, e anche in questo caso le difficoltà non mancano: serve innanzitutto un’autorizzazione della FIFA, e poi società e giocatore devono trovare un accordo, in quanto potrebbero esserci Club che potrebbe non volersi più avvalere di un calciatori oppure lo stesso calciatore potrebbe voler andare in un altra squadra per percepire di più. Serve lavorare a una regola uguale per tutti».

L’EVENTUALE RIPRESA. «Se si ripartisse, le squadre ricomincerebbero tutto da zero, quindi sotto il piano sportivo non ci sarebbe disparità. Credo sarebbe importante anche sotto l’aspetto sociale perché vorrebbe dire vivere un po’ di “normalità”. Le ferie? Nel caso si riuscisse a terminare la stagione, i giocatori si ritroverebbero a sostenere un grande stress a causa delle numerose partite da giocare in poco tempo: non è un caso che la FIFA stia studiando l’opzione dei cinque cambi a partita. Credo che una volta ultimato il tutto, una pausa sia necessaria: dare subito il via a una nuova stagione vorrebbe dire giocare per quattordici mesi di fila con due o tre partite a settimana. Una cosa del genere sarebbe insostenibile».

Redazione

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