Resta in contatto

Esclusive

Martinho a CH: “Mia moglie piange quando vede le notizie dall’Italia. Spero che l’Hellas arrivi in Europa”

Le dichiarazioni in esclusiva dell’ex centrocampista gialloblù, attualmente al Manaus

Nove anni in Italia non sono pochi. Tante esperienze da Catania a Chiavari, da Cesena a Carpi, ma quella in gialloblù è stata la migliore. Raphael Martinho Alves de Lima, noto semplicemente come Martinho, è stato uno dei protagonisti della promozione in Serie A e della salvezza dell’Hellas Verona di Mandorlini.

Il centrocampista classe 1988, attualmente al Manaus in terza serie brasiliana, si è raccontato in esclusiva ai microfoni di CalcioHellas.it per parlare della situazione complicata che sta attraversando il Brasile con la pandemia e per ricordare alcuni momenti della sua esperienza a Verona:

Mercoledì ha festeggiato il suo 32esimo compleanno, com’è stato festeggiarlo in quarantena e come la sta trascorrendo?
Ho festeggiato in casa con mia moglie, i bambini e i miei suoceri. Non ho potuto invitare i miei amici e i miei genitori, perché bisogna evitare gli assembramenti di persone. In questi giorni sono stato a casa. Mi sono allenato e ho passato molto tempo con i bambini per cercare di intrattenerli. È un momento un po’ pesante anche per mia moglie, ma è anche bello perché passiamo tempo insieme. Quando i bambini dormono riusciamo a vedere qualche serie su Netflix o il Grande Fratello, dato che non c’è calcio in tv”.

Com’è la situazione in Brasile?
“Abito vicino a Sao Paulo, e il governatore ha deciso che possono rimanere aperti solo farmacie, supermercati e ristoranti che fanno servizio a domicilio, fino al 22 aprile. Rispetto all’Italia però qui è diverso, perché l’80% della popolazione ha bisogno di lavorare per arrivare a domani. Il presidente ha consigliato agli anziani e alle persone a rischio di restare in quarantena, mentre ai giovani e a chi ha bisogno di continuare a lavorare: un vero controsenso. Non sappiamo cosa fare, o stai a casa e muori di fame o vai a contatto col virus: un coltello con due lame”.

Anche il calcio si è fermato…
“Un mese fa abbiamo vinto il primo turno del campionato statale e dovevamo giocare la finale, ma è stato interrotto tutto perché ci sono stati diversi casi soprattutto a San Paolo. Inizialmente il calcio era stato sospeso fino al 2 aprile, e poi d’accordo con la federazione calcistica brasiliana hanno deciso di sospendere la Copa do Brasil e il Brasileirao. Il Manaus disputa il campionato di Serie C, che sarebbe dovuto iniziare ai primi di maggio, ma in questo momento non sappiamo nemmeno quando potremmo tornare ad allenarci. Il campionato statale è stato sospeso definitivamente e noi rimaniamo campioni del primo turno: l’unica cosa certa al momento che i campionati statali non si concluderanno, perché il calendario non ha date disponibili. Per quanto riguarda le altre competizioni, non sappiamo se cambieranno il format e fare come in Europa per una questione di tempistiche. Quello che uccide il calendario brasiliano sono i campionati statali, perché non hanno senso logico: è come se facessero un torneo in Italia con le squadre di Eccellenza che affrontano quelle di Serie A, B e C. L’anno scorso quando ero al Sao Bento abbiamo giocato 12 partite in 40 giorni, mia moglie non la vedevo mai (ride, ndr)”. 

Ha sentito qualcuno dei suoi ex compagni in Italia?
In queste settimane ho sentito diversi ex compagni che sono rimasti in Italia, come Romulo, Rafael, Farias e quelli dell’Entella. Abbiamo vissuto nove anni lì e abbiamo tanti amici, non solo calciatori. Mia moglie ogni tanto scoppia a piangere perché i nostri due figli sono nati in Italia e lei ama l’Italia quanto il Brasile. Vedere al tg che c’è gente che muore ogni giorno ci rattrista, perché la sentiamo un po’ come la nostra patria”.

Che significato hanno per leile due stagioni all’Hellas Verona?
“I due anni al Verona sono stati unici e incredibili, sia a livello di risultati che di crescita a livello umano. È stato il periodo più importante della mia carriera. La simbiosi che si era creata con la tifoseria e il rapporto che avevo con la società, non l’ho provata da altre parti: era come se fossi lì da sempre, come se fosse casa mia. Al Bentegodi ho segnato tanti gol e abbiamo vinto il campionato: un qualcosa che ti rimane attaccato alla pelle”.

Qual è il ricordo a cui è più legato?
“Ce ne sono tanti. Mi ricordo del primo gol segnato contro il Novara sotto la Sud, dove ci fu un boato devastante. Un’altra fu lo scontro diretto col Livorno verso la fine della stagione, dove eravamo sotto 1-0 e segnai il gol del pareggio in uno stadio pieno. E poi il 3-0 segnato contro la Juve Stabia, che fu il gol della promozione perché ci permise di essere padroni del nostro destino”.

E la stagione del ritorno in Serie A?
Eravamo una squadra di ragazzi. Pochi di noi avevano già giocato in Serie A, e non puoi immaginare quanto eravamo carichi: abbiamo fatto il ritiro precampionato in maniera tale da battere qualsiasi squadra ci toccasse. Poi la società è stata brava perché ci ha aggiunto un giocatore di livello come Luca Toni: lui con una squadra di ragazzini era devastante. Era il leader da seguire, quello che ci mancava. A metà anno eravamo quinti, non ci credevamo neanche noi”.

Cosa significava per voi giocare con Toni?
Giocare con Toni ci ha aiutato tantissimo: potevamo fare cross bassi o alti sapendo comunque che lui ci arrivava. Mandorlini era da tempo che cercava un centravanti così, poi è stato bravo a farci giocare per lui. Potevamo giocare, io, Juanito o Iturbe, ma sapevamo sempre cosa fare, perché Toni era il nostro finalizzatore”.

Com’era nello spogliatoio?
“Lui prendeva in giro tutti. Era difficile trovare un giorno in cui era di cattivo umore. Era uno spogliatoio molto allegro perché c’erano tanti brasiliani e lui che prendeva in giro tutti. Ricordo che parlavamo di macchine e lui ci prendeva in giro perché aveva la Ferrari, oppure capitava spesso che in ritiro si comprasse dei cappelli da cowboy ed era qualcosa di davvero divertente (ride, ndr)”.

Quanto è stato importante per lei Mandorlini?
“Mandorlini è stato importante per me perché ha avuto tanta pazienza: io ero molto istintivo, ma lui mi ha insegnato tanto per quanto riguarda la tattica. Grazie a lui ho fatto molto bene nella stagione in Serie B. Le sue 2-3 indicazioni prima della partita erano sempre molto importanti.

Cosa pensa del Verona attuale?
“L’Hellas mi ha fatto una buona impressione. Inizialmente ero un po’ scettico perché Juric è simile a Gasperini, uno a cui piace giocare a tutto campo. Avevo qualche dubbio che riuscisse a dare alla squadra quell’intensità, ma le risposte sono arrivate dal campo. Hanno un modo di giocare che mi piace tantissimo. È una squadra che segna tanti gol e che subisce poco, probabilmente anche una di quelle che corre di più. Mi ha fatto tanto piacere e spero che se riprenderà il campionato, loro riescano ad arrivare in Europa”. 

Quali differenze ci sono tra questo Verona e il vostro?
Noi eravamo una squadra più attendista, che giocava poi sulle ripartenze, mentre questo Hellas gioca uno contro uno a tutto campo. Probabilmente è questa la grande differenza. Inoltre, noi giocavamo per Toni, mentre loro in attacco hanno più soluzioni e ho visto che tante volte Juric ha giocato senza un punto di riferimento. Quando giocavo con Toni e Ferrari mi trovavo benissimo, perché facevano anche tante sponde e favorivano i miei inserimenti”.

Perché secondo lei Jorginho ha rispettato le aspettative e Iturbe no?
“Jorginho di testa è molto forte. Capisce molto il gioco e ha trovato un allenatore come Sarri, per il quale era fondamentale. Infatti, l’esplosione del gioco di Sarri è coincisa con la presenza in campo di Jorginho. Iturbe è un contropiedista e non si è adattato a giocare in un modo diverso. Al Verona quando recuperavamo palla gliela davamo a lui che in campo aperto era devastante. Non ha trovato un’alternativa di gioco e quando sei in una grande squadra, capita spesso che l’avversario si chiuda nella sua metà campo e conceda pochi spazi”.

Vedi possibile per l’Italia giocare nell’anno solare?
Credo che sia difficile perché in estate fa caldo. In Sud America siamo abituati perché ci sono 35° tutto l’anno, in Italia invece il clima è diverso. Cambiare dopo tanti anni non credo sia una grande idea”.

4 Commenti
Subscribe
Notificami
guest
4 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati
Inline Feedbacks
View all comments
Commento da Facebook
Commento da Facebook
4 mesi fa

Grande persona conosciuto di persona qualche anno fa a capodanno veramente uno di noi

Mirandola Giuliano
Mirandola Giuliano
4 mesi fa

Ciao ti ho sempre ammirato avrei voluto che restassi a Verona. Tantissimi Auguri

Alberto Ghelli
4 mesi fa

Martinho mi è sempre piaciuto molto.
E’ vero che ha avuto qualche infortunio di troppo ma per me rimane un mistero come mai – tranne che a Verona – la sua carriera non sia stata all’altezza dei suoi valori umani e di calciatore.

Commento da Facebook
Commento da Facebook
4 mesi fa

Grande Marty!Giocatore UMILE che faceva sempre il suo!🔝👍🏼

Advertisement
Advertisement

Altre notizie dalla città

Powered by Good Morning News

Cerca con Pagine Sì!

Powered by Pagine Sì!

Altro da Esclusive