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Benussi a CH: “Toni era un’arma in più in campo e nello spogliatoio. Silvestri? Un baluardo imprescindibile”

Le dichiarazioni in esclusiva dell’ex portiere gialloblù, protagonista della stagione 2014-2015

La maglia dell’Hellas Verona, Francesco Benussi, l’ha vestita nel 2014-2015, sostituendo nella seconda parte di stagione l’infortunato Rafael. 17 presenze nel girone di ritorno con i gialloblù di Mandorlini che raggiunsero la salvezza in anticipo con un 13esimo posto finale. Per ricordare quell’annata contraddistinta dai 22 gol di Luca Toni e per commentare il cammino della squadra di Juric, oltre al delicato momento attuale, CalcioHellas.it ha contattato in esclusiva l’ex portiere tra le altre di Lecce e Palermo:

Come sta vivendo questa situazione?
La situazione non è cambiata, fortunatamente la mia famiglia non è stata investita da ciò. Stiamo bene, ma rispettiamo le regole e stiamo chiusi in casa. Abbiamo la fortuna di avere un giardino e quindi ci divertiamo insieme alle mie figli. Attendiamo che tutto possa tornare alla normalità, intanto mi godo la famiglia e faccio il giardiniere. La sera magari mi diverto un po’ in cucina a fare delle prove”.

Lei adesso ha aperto una scuola di portieri: ci spiega di cosa si tratta?
Avrei voluto giocare ancora qualche anno, ma ho avuto un infortunio importante al ginocchio che mi ha fatto ritirare in anticipo. Ho deciso di non andare in giro per l’Italia, nonostante abbia preso tutti i patentini per fare l’allenatore, ma ho creato questo progetto per i giovani che si chiama ‘Imparare a volare’. Abbiamo ottocento ragazzi che seguiamo e con i quali lavoriamo. Collaboriamo con tante società professionistiche, soprattutto col Venezia. Adesso però la mia idea è quella di allenare i grandi. Mi piacerebbe diventare allenatore dei portieri perché è il reparto che conosco meglio. Come allenatore credo che un portiere avrebbe maggiori difficoltà, anche se devo fare un in bocca al lupo a Zenga a Cagliari e ad Amelia che sta iniziando la carriera”. 

Come li state monitorando in questo momento?
“Attraverso Skype facciamo videochiamate e cerchiamo di monitorarli. Facciamo dei colloqui per sapere come stanno e curiamo l’aspetto tattico cercando di guardare video di portieri famosi, anche per vedere dove hanno sbagliato. Con Giuseppe Aprea cerchiamo di rimanere aggiornati anche con le altre società per sapere come lavorano”.

Ha avuto modo di riguardare anche qualche partita in questo periodo?
“Sì, approfitto dei palinsesti internet per vedere un po’ cosa è successo in giro per il mondo e magari con un po’ di nostalgia mi guardo anche qualche partita mia”.

Che ricordi ha della sua esperienza a Verona?
“Se mi guardo indietro mi ritengo soddisfatto perché ho giocato in piazze importanti come Lecce, Torino, Palermo e Verona. Tutti stadi che quando entri in campo fanno sentire il calore del pubblico. Esperienze che rimangono non solo professionalmente ma anche emozionalmente. A Verona è stata una stagione importante per me perché a 32-33 anni mi sono ritagliato uno spazio importante dietro a un portiere come Rafael che ha fatto la storia. Direi che sono riuscito a sostituirlo bene e soprattutto  siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo salvezza già ad aprile. Inoltre ho potuto vivere l’esperienza di Luca Toni, che in quella stagione fu il capocannoniere: non capita spesso di avere in squadra un campione del mondo e un capocannoniere della Serie A. È stata un’esperienza bella, importante e formativa, che mi ha lasciato un bellissimo ricordo in campo ma soprattutto fuori: per un giocatore avere una Curva come quella del Bentegodi che canta per 100 minuti è il massimo”.

Che gruppo si era formato?
“Era uno spogliatoio composto da uno zoccolo duro che aveva conquistato la Serie A, a partire da Mandorlini. In più sono stati inseriti dei campioni come Toni, Marquez e Saviola: tutti giocatori di un certo peso. Anche per l’allenatore lasciare fuori uno di questi la domenica diventava difficile. Penso che sia stato bravo a gestire quella situazione e lo spogliatoio sia stato un fattore per raggiungere l’obiettivo”.

Chi era il più simpatico di quella squadra?
Anche a me piace scherzare, ma nomino Luca Toni, che in quel caso era quello che aveva sempre la battuta pronta e che nei momenti più difficile ha saputo prendere in mano la squadra con allegria e positività. Un’arma in più in campo e nello spogliatoio”.

Che idea si è fatto invece sull’Hellas attuale?
“Sembra riduttivo definirla una sorpresa, ma nella seconda parte della stagione si è consolidata. Ha una sua identità e riesce ad imporre la propria mentalità in casa e fuori. Merita la classifica attuale per quel che ha fatto vedere sul campo. Si vede la mano dell’allenatore, che dopo qualche esperienza è riuscito a mostrare il suo valore: Juric era già un leader quando giocava. Gli anni con Gasperini lo hanno aiutato ad apprendere qualcosa, ma poi ci ha aggiunto le sue idee. Juric è il principale artefice della stagione, insieme alla società, dopo lo scorso campionato che si stava concludendo tra le polemiche per i playoff, ma che poi è terminato con la promozione e un ambiente carico. La dirigenza è stata brava a puntare su giocatori che dovevano riscattarsi e altri che invece sono emersi arrivando dall’estero. L’unico neo, come nella stragrande maggioranza delle squadre di Serie A, sono i tanti stranieri: però se riescono a fare così bene in poco tempo, ben venga, significa che la strada può essere giusta”.

Trai pali di questo Verona c’è Silvestri, con 9 clean sheet stagionali…
“Oltre ai numeri anche le prestazioni sono dalla sua parte. Nelle tante esperienze tra Italia e Inghilterra si è sempre dimostrato un portiere affidabile. Questa per lui è una conferma importante, in un campionato difficile come la Serie A. Credo sia un baluardo imprescindibile in questo momento per il Verona: fa bene le cose semplici ma ha anche messo pezze importanti”. 

Qual è il giocatore che l’ha sorpresa maggiormente?
Ce ne sono tanti, ma Rrahmani mi ha dato l’impressione di essere un giocatore già pronto, al di là del trasferimento al Napoli. Anche dal punto di vista fisico mi ha dato una buona impressione e credo che il Napoli abbia fatto un grande acquisto”. 

Lei ha avuto Juric a Palermo come vice di Gasperini: si aspettava che potesse fare così bene?
“A Palermo quando era il secondo di Gasperini aveva i suoi compiti e influiva molto in allenamento e in ogni reparto. Aveva le idee chiare che gli erano state trasmesse da Gasperini già da quando era giocatore. A Crotone ha vinto il campionato e quando uno vince non lo fa mai per caso: quella squadra giocava bene a calcio. A Genova ha trovato più difficoltà, probabilmente a causa delle aspettative più grandi, di una situazione complicata con il presidente, e magari anche lui si è fatto coinvolgere in questa confusione sportiva. Grande merito al Verona per aver creduto a un allenatore con idee e a una persona molta preparata in campo”.

 

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