Il preparatore atletico gialloblù ha raccontato il proprio metodo di lavoro e il “suo” Verona durante la trasmissione “Contropiede” di TeleArena
Paolo Barbero, in arte “Il Prof“: è lui uno dei segreti dell’Hellas di Juric, con il quale collabora ormai da tempo.
Ma chi è il preparatore atletico del Verona? E cosa ne pensa della sua squadra e dei singoli giocatori gialloblù? Per saperne qualcosa di più i colleghi di TeleArena lo hanno invitato a prendere parte all’ultima puntata del talk-show “Contropiede“: di seguito, dunque, le sue principali dichiarazioni.
PARAMETRI POSITIVI. «Se non giochiamo al 110% perdiamo da tutti, ed è quindi per questo che dobbiamo sempre cercare di fare qualcosa in più rispetto agli avversari. Tutti i nostri parametri sono positivi, nell’ultimo mese sono stati medio-alti rispetto alla media della Serie A: non corriamo più degli altri, ma lavoriamo per farlo tutti insieme. È come a scuola: la partita è il compito in classe, e per affrontarlo al meglio in settimana devi aver “studiato”. La prestazione con l’Atalanta? È stata corretta e in linea con le precedenti».
I SINGOLI. «Di Carmine è un ottimo attaccante e sta facendo un percorso positivo, così come tutti gli altri. Faraoni contro l’Atalanta avrebbe sicuramente potuto fare meglio, ma è sempre uno dei migliori quindi non gli si può dire niente. Amrabat ha potenzialità enormi e una grande cultura del lavoro, anche se sto ancora imparando a conoscerlo bene. I nostri migliori risultati? La velocità di Lazovic e la resistenza di Veloso e soprattutto di Pessina, che è quello che corre più di tutti, ma anche la partita contro il Brescia di Empereur: non giocava da dieci partite, ma grazie al lavoro costante è stato in grado di metterci tecnica, tattica e fisico. Kumbulla è giovane, ma è già un atleta e cresce di giorno in giorno».
SIMBIOSI. «Io e Juric siamo cresciuti con Gasperini, e lui ci ha sicuramente trasmesso qualcosa. Il metodo di lavoro lo dà l’allenatore con la sua scelta tattica, noi operiamo di conseguenza e in maniera complementare. I numeri contano, ma fino a un certo punto: alleniamo persone, non macchine».
OBIETTIVO SALVEZZA. «Sono abituato a lottare per non retrocedere, quando ero al Genoa non ho mai nemmeno letto la parte sinistra della classifica. È ancora lunghissima, per sapere come andrà a finire dovremo aspettare l’ultima giornata».
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