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Faraoni: “Siamo tosti come il nostro allenatore”

L’esterno classe 1991 ha parlato dell’inizio di campionato dei gialloblù in vista della trasferta di Lecce

Marco Davide Faraoni, esterno dell’Hellas Verona, ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport. Queste le sue dichiarazioni:

UOMO FELICE.Sì, molto. Lo so no per quello che ho costruito e per ciò che sto costruendo ancora per me, mia moglie e i miei figli. Papà e mamma hanno fatto sacrifici, hanno allevato me e mia sorella con poco. Non si dimenticano certe cose”.

BOLOGNA. “Beh, diciamo che l’1-1 di domenica scorsa contro il Bologna va preso con il sorriso percome si era messa. In 10 dopo meno di 15’ e sotto di un gol. Ma ciò che è accaduto dopo deve restarci dentro. Non sarà mai facile segnare al Verona, siamo tosti. Come il nostro allenatore”.

JURIC. “Benissimo, stiamo mettendo dentro tanta preparazione e alla distanza servirà per raggiungere l’obiettivo. Lui vuole tanto perché conosce la categoria e noi siamo pronti a dare tutto. Il pubblico lo ha capito e li rin- graziamo per esserci stati vicini come fanno sempre”.

LECCE.Dura, è un animale ferito e vorrà riprendersi seguendo le linee guida di Liverani. In più saranno per la prima volta in casa. Ci servirà essere ancora umili e cattivi, mettendo dentro alla prestazione anche più gioco. Contro il Bologna eravamo in inferiorità, contiamo di giocarcela alla pari in Salento”.

MIHAJLOVIC. “Miha fatto piacere non saperlo in ospedale. Penso a quanto sia forte quell’uomo. Massimo rispetto per chi come lui combatte e vince. Un esempio”.

INTER. “Quando sono arrivato nel settore giovanile nerazzurro era tutto magico. Mi allenavo con giocatori che avevano vinto tutto. Se non sei mentalmente strutturato, patisci nel momento di lasciare club così grandi. E se non sei pronto, scivoli in basso. Risalire non è facile e forse mi è mancato avere vicino un compagno che mi sostenesse in quei periodi. Ora io cerco di essere di sostegno ai più giovani. Arrivare e restare in Serie A sono difficili entrambi, ma è più complicato la seconda. E io voglio che la A sia la mia casa”.

ERRORI. “Sì, come a Udine. Ma le batoste mi hanno migliorato e mi aiutano a reagire ancora adesso nei momenti di difficoltà. Così come gli infortuni”.

WATFORD. “Il mal di testa per la musica techno sul pullman e nello spogliatoio (ride, ndr).Scherzo, è stata un’esperienza professionale e umana formativa. Mi è servito confrontarmi con un’altra cultura calcistica e ha permesso a mia figlia Asia di approcciarsi all’inglese. Era lei che traduceva a me e a mia moglie”.

PADRE. “Geloso, da impazzire. Con leiperché è in un momento delicato della crescita. Mentre gli altri due, Davide Elias (Davide a sua volta come il padre che si chiama Marco Davide per il nonno Marco, ndr) e Mia Stella, sono più piccoli. La casa è sempre accesa con loro tre, la tv invece resta spenta. A tavola si parla e ci si alza tutti insieme”.

VALORI. “Ci credo seriamente, me li porto dentro grazie a mamma e papà. Da ragazzino aiutavo ogni
tanto la mamma come cameriere in pizzeria”.

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odorizzi
odorizzi
1 anno fa

peccato sia sempre rotto. Di quelli che se ne sono andati era quello che poteva dare una mano

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