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Verona, una squadra in crisi d’identità?

L’involuzione che da qualche settimana a questa parte ha colpito la squadra di Grosso preoccupa davvero. Mancano delle certezze a cui appoggiarsi nei momenti di difficoltà

Diciannove punti in tredici partite, frutto di cinque vittorie (una a tavolino), quattro pareggi e quattro sconfitte. No, questo non è l’inizio di stagione che ci aspettavamo dal Verona. Nonostante la vetta della classifica disti “solo” sei punti, i gialloblù in questa prima parte di campionato hanno palesato una serie di problemi che non devono essere assolutamente presi sotto gamba.

Tralasciando completamente il discorso societario e l’evidente frizione creatasi con i tifosi (una situazione che si protrae almeno fin dalla scorsa stagione), questo Verona ha dimostrato di avere alcune grosse lacune anche sul terreno di gioco.

Il nuovo corso di Fabio Grosso ha portato delle novità che non sono piaciute granché. L’adozione del 4-3-3 come modulo di partenza ha di fatto eliminato la possibilità di vedere in campo contemporaneamente Giampaolo Pazzini e Samuel Di Carmine, due bomber di razza che rappresentano un lusso per questa Serie B. Un problema non da poco, se si considera il fatto che il mister tra i due abbia molto spesso optato per il secondo, relegando il Pazzo (capitano gialloblù) ad un ruolo di comprimario che non rende certo onore alla carriera e alle capacità del numero 11 nato a Pescia.

Ma più di questo, più dei moduli e delle posizioni in campo, a convincere poco della gestione Grosso sono le poche certezze acquisite in più di tre mesi di campionato da una squadra con una rosa potenzialmente più forte di quasi tutte le altre (Palermo e Benevento escluse). Il Verona crea gioco, gestisce spesso il possesso della palla, ma manca di punti fermi che la rendano sicura dei propri mezzi in ogni circostanza.

La difesa, pur senza sfigurare, ha palesato alcune difficoltà di troppo quando attaccata con continuità. Colombatto, dopo un ottimo inizio di stagione ha avuto una flessione che ha messo in dubbio il suo ruolo da regista nel centrocampo gialloblù. Sugli esterni, solo Matos e a tratti Lee stanno fornendo prestazioni convincenti con buona continuità. I continui cambi di formazione poi non aiutano certo la squadra a trovare quell’identità ben definita di cui avrebbe tanto bisogno.

Insomma, questo Verona ormai da diverse settimane sta giocando al di sotto di quelle che sono le sue reali potenzialità. Manca compattezza e mancano certezze a cui appoggiarsi nei momenti più difficili del match. Per fortuna il tempo per rimediare c’è, la classifica è ancora corta e la rosa del Verona è davvero molto ampia. Va assolutamente data un’identità chiara e definita a questa squadra. Solo così si può pensare di tornare a vincere e convincere come era accaduto nella primissima parte di questo campionato!

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