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ESCLUSIVA – Verza a CH: “Quel pareggio col Lecce di Fascetti è ancora vivo nella memoria”

Chiaccherata con l’ex gialloblù, protagonista di una grande pareggio contro il Lecce, avversario domani di Grosso e dei suoi uomini

L’8 settembre del 1985, lui era uno degli osservati speciali in campo. Insieme al portiere Giuliani e al terzino Galbagini era uno dei tre rinforzi acquistati dal Verona per sopperire alle partenze di Garella, Marangon e Fanna, l’anno dopo lo scudetto. Il colpo di quel mercato, sempre dalla Juventus come Verza, doveva essere il cavallo di ritorno Mino Vignola che però non legò con Bagnoli e fu coinvolto nella stagione poco felice post scudetto.

Verza è subito nostalgico: «Ricordo i tempi del Milan. Stavamo male in tanti prima di ogni partita. Damiani vomitava, Tassotti si mangiava le unghie. Poi, però, si giocava. Anche a Verona è stato così. Un compagnia per tanti anni si è ritrovata a cenare insieme, nel ricordo di quel che è stato».

Verona contro Lecce. Scudetto cucito sulla maglia. «Nostalgia, certo. Ma è successo per davvero, non nei sogni. E non accadrà più. Avevo già vinto il titolo prima di venire all’Hellas. Ma comunque mi sentivo partecipe di qualche cosa di diverso, unico. Verona mi è entrata dentro. L’ho vissuta e amata per tre anni».

Il leader di quella squadra chi era? «Se dico Tricella, poi perdo il senso esatto delle cose. C’era una grande anima condivisa. E poi c’era Bagnoli. Che ho imparato a conoscere meglio come uomo a carriera finita. Osvaldo era straordinario. Lo è sempre stato».

Verza appena può fa un salto per qualche manifestazione degli ex gialloblù. Lui che quando aveva voglia di giocare al calcio sembrava Messi. Uno, due, tre, quattro uomini più il portiere, scartò una volta a Como in Coppa Italia, prima di far gol.

Del Verona di oggi e di Grosso ci racconta Verza: «Faccio il tifo e a volte calcio pure in salotto quando vedo il Verona giocare. L’Hellas è sempre nei miei pensieri. Non mi lancio in analisi. Io l’ho vissuta in Serie A, anni magici. E so quanto conta per la città e la sua gente il massimo campionato.

Mi hanno chiamato in tanti in questi giorni prima della partita con il Lecce. Solo tifosi e sportivi come i veronesi si ricordano di tutto. Tramandano di padre in figlio. Ecco però quel pareggio per due a due col Lecce di Fascetti è ancora vivo nella memoria come i gol di Preben. Fu una partita strana, ci guardavamo allo specchio negli spogliatoi. Stava proprio bene quel tricolore sulla maglia blu con in bordi gialli. Forse ci siamo distratti un po’».

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