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Tozzo si (ri)presenta: “Non facciamoci influenzare dal passato”

Il portiere gialloblù, tornato all’ovile dopo quasi dieci anni in giro per l’Italia, ha parlato ai microfoni dei giornalisti accorsi al media-event odierno

Doppia presentazione in casa Hellas, che nella giornata di oggi ha permesso ai giornalisti di conoscere un po’ meglio i nuovi acquisti Tozzo ed Empereur (clicca qui per leggere la sua intervista).

Il primo a parlare è stato il portiere classe ’92, che con il Verona ha fatto tutta la trafila delle giovanili prima di trasferirsi alla Primavera della Fiorentina nell’estate del 2009.

Ecco quindi le dichiarazioni principali del nuovo giocatore gialloblù, tornato all’ovile in prestito dalla Sampdoria.

Cosa ti ha portato a tornare qui? E che cosa pensi di Verona?
«Non potevo dire di no alla squadra che sostanzialmente mi ha cresciuto e che per forza di cose mi è entrata nel cuore. Sono arrivato qui con l’intenzione di sudare per questa maglia in ogni allenamento e partita, facendomi trovare pronto quando chiamato in causa. Credo che questa fosse la scelta più giusta per me, e spero di rimanere qui a lungo. Per quanto riguarda la città e l’ambiente, sono veramente felice di essere nuovamente a Verona, un posto bellissimo dove ho ancora molti amici incontrati soprattutto durante la trafila nelle giovanili».

Quanto sei cambiato da quel lontano 2009?
«Sono arrivato all’Hellas che ero un bambino, poi sono andato alla Fiorentina e infine alla Sampdoria, grazie alla quale ho potuto fare molte esperienze in giro per l’Italia, maturando molto. La tappa più importante è senza dubbio rappresentata dai due anni di Novara, dove ho anche vinto un campionato di Serie B».

Come valuti il gruppo in cui sei arrivato? E com’è il tuo rapporto con Silvestri?
«Sin dal primo momento in cui sono arrivato tutti sono stati molto disponibili con me, e mi hanno fatto sentire subito a casa. Siamo un gruppo sia sotto l’aspetto umano che sotto quello tecnico, e credo che andando avanti non potremo che migliorare. Anche con Marco ho un bel rapporto, anche lui come gli altri mi ha accolto a braccia aperte».

Due parole su Catania? Ti aspettavi di scendere in campo?
«Sinceramente non credevo di giocare, ma il ruolo del portiere impone di farsi trovare sempre pronti quando il mister chiama. Per quanto riguarda la partita, è stata dispendiosa e molto impegnativa: abbiamo giocato contro una buona squadra in un ambiente molto caldo. Non credo comunque ci sia da preoccuparsi, siamo solo all’inizio del campionato e noi abbiamo un gruppo formato da moltissimi giocatori nuovi: avremo tempo e modo per rifarci».

Sei spaventato dal grande numero di goal incassato dai tuoi predecessori nelle stagioni precedenti?
«Queste sono cose che cambiano di anno in anno, non dobbiamo farci influenzare dal passato. L’importante ora è amalgamare il gruppo per trasformarlo in una squadra solida. Non vi preoccupate, Grosso sa come si fa».

A proposito di Grosso: cosa chiede il mister ai suoi portieri?
«Beh, innanzitutto di parare! (ride, ndr) Scherzi a parte, ci chiede semplicemente di stare alti per accorciare la distanza tra noi e i difensori, ma soprattutto di fare cose semplici ma efficaci quando si tratta di uscire dai pali oppure di giocare coi piedi».

Pronto al derby casalingo di domenica?
«Domenica ci aspetta una vera e propria battaglia davanti ai nostri tifosi, che sono il classico “dodicesimo uomo”. Quando giocavo nelle giovanili sono spesso andato in curva al “Bentegodi”, quindi so benissimo cosa vuol dire un tifo così: sono convinto che ci daranno il giusto sostegno».

In chiusura, ci racconti qualcosa di Empereur, con cui hai giocato nella Primavera della Fiorentina?
«Con lui a Firenze ho condiviso lo stesso tetto e abbiamo vissuto bei momenti insieme. È un giocatore molto forte, anche perché in caso contrario non sarebbe qui…».

 

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