Il patron della squadra dello Scudetto, raggiunto da L’Arena, ha raccontato i momenti più e meno belli dei suoi anni gialloblù
Dallo Scudetto agli errori che ne hanno causato la “caduta”, è un Ferdinando Chiampan a tutto tondo quello che si è raccontato ai colleghi de L’Arena.
L’ex patron gialloblù, intervistato dai colleghi del quotidiano scaligero, ha infatti parlato a ruota libera della propria esperienza all’Hellas, affermando di aver commesso qualche errore ma anche ricordando di aver pagato in prima persona.
Senza perdere ulteriore tempo, andiamo dunque a vedere le sue principali dichiarazioni.
VECCHIA GUARDIA. «Come sto? Bene dai: sono novantuno, ma la testa funziona ancora. Fa piacere ricevere ancora telefonate per lo Scudetto».
CHE SQUADRA! «Fanna e Tricella per me erano come figli, Fontolan era una bella persona Volpati un signore. Galderisi era il “bocia”: quante risate con lui e Di Gennaro, la mente di quella squadra! Mi è dispiaciuto quando Ferroni ruppe con Bagnoli. Le trattative per Elkjaer e Briegel? Il tedesco si arrangiava, mentre Preben aveva un intermediario: se ne occuparono Mascetti e Rangogni (a.d. di quell’Hellas, ndr)».
LO SCUDETTO. «Non fummo sicuri della vittoria fino all’ultimo secondo, anche se dopo la sfida di San Siro contro il Milan (0-0, ndr) Bagnoli mi disse che, da lì in avanti, avremmo potuto solo perderlo noi. A Bergamo feci fatica a ringraziare tutti, anche perché dopo avevo i giapponesi della Canon. Mi liberai solamente qualche giorno dopo…».
IL DECLINO. «Verona è una bella città, ma c’ tanta invidia. Qualcuno di potente nelle istituzioni stava già lavorando per togliermi il Verona, prima del fallimento. Anche i tifosi mi fecero la guerra, ma a me è bastato un abbraccio di uno di loro, qualche anno fa, per rincuorarmi. Ho fatto errori ma anche cose buone per l’Hellas, e soprattutto ci ho rimesso in prima persona: ho perso tanto e come me anche Eros Mazzi e uno esperto come Pastorello».
SETTI. «Non conosco bene Maurizio Setti, ma mi sembra un “brao butel”. Comunque ricordatevi: il Verona non è una grande, l’importante è che si salvi ogni anno. Quella del 1985 è stata una favola».
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Bravo Chiampan. Il tempo è stato galantuomo e in molti hanno riconsiderato e rivalutato il suo lavoro.