Verona a scuola di Serie B. Ma c’è ancora tanto da imparare…

Contro il Padova un perfetto esempio di cosa aspettarsi da questa stagione. Bisogna quindi adattarsi al più presto

andrias edmundsson hellas verona

Se l’Ascoli aveva dato il “benvenuto” in Serie B al Verona, il Padova nella serata di ieri ha tenuto, almeno per un’ora, un’autentica masterclass di cadetteria.

Il risultato finale e quell’ultima mezz’ora di assalto gialloblù non cancellano infatti una prima parte di gara in cui l’Hellas ha sofferto terribilmente i padroni di casa, bravi a far giocar male la squadra di Baroni e a buttarla sull’agonismo.

Padova-Verona, la lotta nel pantano

I biancoscudati sin dall’inizio hanno mostrato allo “scolaretto” Hellas quale sia l’andazzo del campionato, un torneo in cui la carenza di tecnica (la partita di ieri non è stata esattamente uno spot del “bel calcio”) è compensata da un furore agonistico che non può mai mancare.

Giocate sporche, palla lunga sulla punta che fa la guerra e pressing sfrenato nella metà campo avversaria hanno infatti messo in grande difficoltà in particolare difesa e centrocampo gialloblù, apparsi spesso in affanno e con elementi a tratti intimoriti dalla maggiore verve degli avversari. Diversi per esempio gli errori in fase di impostazione (favoriti anche da un campo non in perfette condizioni) e gli inutili rischi presi in situazioni che apparivano di controllo, sintomo di una mancanza di tranquillità derivante anche dal continuo assillo degli avversari.

Andrias, fai il capitano!

Una grande differenza si è vista anche nei momenti in cui, i lettori ci perdoneranno il francesismo, bisognava rompere le balle. Mentre il Padova, in barba alla stretta regolamentare che vorrebbe veder fioccare ammonizioni in caso di accerchiamento dell’arbitro, andava compatto a protestare da Maresca a ogni minima occasione, l’Hellas accettava quasi con pacatezza le decisioni arbitrali.

È il caso, per esempio, di quanto accaduto al 30′, quando il già ammonito Fusi entra in ritardo su Zappa, dando vita a un duro scontro di gioco. Tutti a quel punto si sarebbero aspettati qualche vibrante protesta da parte dei gialloblù e in particolare di capitan Edmundsson per chiedere un secondo cartellino giallo (che poteva anche starci). Le proteste del Verona sono state invece decisamente moderate: a chiedere spiegazioni è infatti andato il solo Le Borgne (il più vicino all’azione), mentre il faroese non ha sostanzialmente perorato la causa del compagno.

Lecito quindi aspettarsi da lui qualcosa di più anche sotto questo aspetto, a prescindere dalla barriera linguistica. Che sia in un italiano appena abbozzato, in inglese, in spagnolo oppure con urla belluine seguite dallo sbattere di un’ascia da guerra su uno scudo, al capitano è richiesto anche di controbattere, quando necessario e possibile, agli eventuali tentativi avversari di mettere pressione all’arbitro.

Segnali confortanti, ma serve un corso accelerato

Arriviamo quindi al bicchiere mezzo pieno di ieri: il cambio di atteggiamento arrivato in particolare dopo il rigore trasformato da Sarr.

Grande merito senz’altro a chi è subentrato, come il solido Korac e il ritrovato Livramento (sfortunato nel centrare la traversa nel finale), ma anche a chi era già in campo. Un esempio a tal proposito è Bernede: dopo un primo tempo in cui è apparso quasi spaesato, nella ripresa il francese ha infatti badato molto più al sodo, mettendosi l’elmetto in testa e lottando in mezzo al campo, senza commettere alcune delle leggerezze della prima frazione. Tornando ai subentrati, buono anche l’impatto dell’attento Calabrese, del frizzante Cerbone (diamo fiducia a questo ragazzo!) e anche di Kastanos che, abbandonati i vezzi da trequartista costati un gol subito contro l’Entella, si è messo in mostra con un paio di scivolate da mediano vecchio stampo.

I venti minuti di fuoco finali, al termine dei quali in tanti sono passati dal pensare di aver guadagnato un punto a rammaricarsi per non aver trovato il successo, non possono tuttavia cancellare un fatto: in queste prime tre partite ufficiali contro squadre di Serie B, il Verona al termine dei novanta minuti ha raccolto una sconfitta (peraltro contro contro una neopromossa), due pareggi e nemmeno una vittoria. Il tutto, peraltro, non riuscendo mai a convincere per più di un tempo a partita.

Al netto di tutte le attenuanti del caso, la cadetteria si sta insomma rivelando un ostacolo decisamente più complicato di quanti molti pensassero all’inizio. Ripartire dall’attento studio della partita contro il Padova, una tipologia di match che probabilmente l’Hellas si ritroverà spesso a fare da qui al prossimo maggio, potrebbe quindi essere di grande aiuto per accelerare i tempi di ambientamento

Redazione

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5 Commenti
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Commento da Facebook
10 giorni fa

perchè in caletterai , campionato lungo e complicato, si gioca con tre gambe! la palla è ovale e il regolamento le diverso! SONO SEMPLICEMENTE MEDIOCRI.

Commento da Facebook
10 giorni fa

Oyegoke !!! El biondo che g’he’ in foto de che livel Elo ??

Commento da Facebook
10 giorni fa

Ghe poco da analizzare. Al momento squadra da metà classifica.

Commento da Facebook
10 giorni fa

Bisogna avere un atteggiamento aggressivo e una fame da mangiare l’erba in serie B altrimenti ti fai male molto male

Stefano
10 giorni fa

Brutti da del Mantova i giocatori li va a vedere e non lavora con i procuratori o le agenzie.
Mantova candidato alla serie A.

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