De Agostini: “Bagnoli mi ha fatto volare. In 3 mesi sono diventato il miglior terzino sinistro del campionato”

Le dichiarazioni dell’ex terzino gialloblù sul suo passato

luigi de agostini

L’ex Hellas Verona, Luigi De Agostini, si è raccontato a Il Tirreno. Queste alcune delle sue dichiarazioni:

Le parole di De Agostini: “L’incontro con Boniperti mi ha cambiato”

Il calcio è profondamente cambiato: io me la cavavo bene sia da terzino destro che sinistro e, pur sottolineando notevoli differenze tecniche, mi rispecchio sia nell’esterno basso dell’Inter che nel capitano del Napoli. Se calciavo con entrambi i piedi lo devo a mio padre Claudio, 90 anni ad agosto, contadino di giorno e fornaio di notte, che ogni sera, prima di lasciare casa per impastare il pane, prendeva me, i miei fratelli Silvio e Andrea e mio cugino Stefano (classe 1964, ex centrocampista in serie A con Reggiana, Atalanta, Napoli, Cremonese e Venezia) e sotto il portico di casa ci insegnava i fondamentali. Quei 15 minuti al giorno sono stati il nostro abbecedario calcistico”.

DA PASSIONE A PROFESSIONE. “Dopo il catechismo all’oratorio correvamo in piazza del municipio per formare le squadre usando sassi e cartelle come pali delle porte. Lo sbocco naturale era la Polisportiva Tricesimo, società di settore giovanile che arrivava sino agli Allievi categoria in cui vinsi due campionati regionali. Giocavo mezzala e finite le scuole dell’obbligo mi assunsero in un’officina meccanica che raggiungevo con la corriera o in autostop. La svolta arrivò quando, non ancora diciassettenne, venni preso, con mio cugino Stefano, dall’Udinese del presidente Sanson, il re del gelato. I bianconeri erano in Ce in due stagioni arrivarono in A. Nell’anno della vittoria in B l’allenatore Giacomini mi fece esordire a Rimini dopo aver disputato le amichevoli con il Brasile under 23 e la Juve. Li ho capito che ce l’avevo fatta”.

ALLENATORI. “D’Alessi mi ha fatto debuttare in A con la casacca numero 9 in Udinese-Napoli (23 marzo 1980, la domenica in cui scoppiò il calcioscommesse) e con lui in panchina ho giocato e segnato a Zenica contribuendo alla vittoria della Mitropa Cup. Da Di Sisti ho appreso la geometria in campo, Vinicio mi ha forgiato a livello caratteriale, Bagnoli a Verona, che poi mi ha voluto anche all’Inter, mi ha fatto volare e grazie al suo modo semplice e diretto in tre mesi sono diventato il miglior terzino sinistro del campionato. Sono rimasto legatissimo a Zoff, friulano come me di poche parole e tanti fatti, prima con la nazionale Olimpica e poi con la sua Juve zeppa di comprimarie capace di vincere due Coppe nel 1990 (Italia e Uefa) creando un gruppo sano e unito. E ricordo con grande nostalgia due tecnici che non ci sono più come Enzo Ferrari e Azeglio Vicini. Il primo mi cambio ruolo: da centrocampista di regia a terzino. In quella posizione non ci volevo giocare. Per convincermi mi giurò che sarei andato in nazionale. Ha avuto ragione lui. Il commissario tecnico invece mi convocò in azzurro a 26 anni e con lui ho disputato gli Europei del 1988 e i mondiali del 1990 giungendo sempre in semifinale. Mi vedeva come calciatore universale da utilizzare in tutte le occasioni. Quella delle “Notti Magiche” è stata l’Italia più bella e spettacolare degli ultimi decenni con giocatori di puro talento come Baggio, Donadoni e Vialli e meritava il titolo mondiale. Il rammarico? Aver segnato il terzo rigore in semifinale con l’Argentina che non servì a spingerci in finale”.

JUVE. “Avevo firmato un biennale al Verona, ma il club aveva bisogno di soldi e arrivai in bianconero assieme al libero Tricella, un fratello più che un amico che mi è stato vicino nella malattia (un tumore allo stomaco e un infarto, entrambi superati). Alla Juve mister Marchesi mi assegno la maglia numero 10, che l’anno precedente era stata di Platini, e nella prima partita di Coppa Italia con il Leccesegnai pure un gol. il primo approccio con Boniperti? Mi fece dare un’occhiata ai trofeie poi in tono solenne disse: “Vede De Agostini da noi non è importante vincere, ma èl’unica cosa che conta”. L’Avvocato era un personaggio irresistibile. Dopo la vittoria in Coppa Italia contro l’invincibile Milan di Sacchi scese negli spogliatoi per farci I complimenti ‘Ragazzi, pensavo faceste una buona partita, ma non che sareste riusciti a vincere la Coppa’ una punzecchiatura per i rossoneri di Berlusconi battuti da una squadra operaia”.

Redazione

Seguici su

Aggiungi calciohellas.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami

0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

Il match in programma venerdì 11 settembre alle 21 sarà visibile gratis...
Diteci chi mandereste in campo nel match in programma domani pomeriggio al Bentegodi!...

Altre notizie