Continua a far discutere, anche i tifosi sui social, il pareggio del Verona contro la Juventus, rimediato a Torino domenica scorsa, al quale vengono attribuite due interpretazioni.
La prima, più semplicistica, è quella che legge il risultato come una reazione d’orgoglio, la seconda come la prova dell’immaturità del Verona assemblato da Sogliano per questa stagione.
Quella dello Juventus Stadium è stata, con ogni probabilità, una delle migliori prestazioni dell’Hellas viste in questa stagione e il motivo era palese fin dai primi minuti: i gialloblù erano una squadra che non aveva nulla da perdere.
Da mesi, consci del baratro nel quale stavamo irrimediabilmente cadendo, ci appellavamo a questa leggerezza, che avrebbe portato giocate anche rischiose che, se non fossero riuscite avrebbero portato all’ennesima sconfitta, ma che se fossero riuscite avrebbero avuto dell’incredibile.
Ecco che allora Edmundsonn ha fatto una gran partita, senza preoccuparsi di lasciare buchi, Suslov ha ritrovato corsa e fiducia, Belghali ha cercato, insieme a Bernede, di disegnare buon calcio (impresa riuscita a sprazzi), ma alla fine di tutto è arrivato un insperato (e inutile) pareggio.
Sarebbe servita la maturità necessaria per capire che qualche mese fa, con un po’ di leggerezza, di sana incoscienza, di leggera follia, sarebbe stato possibile sfiorare l’impresa.
Invece, solo dopo la retrocessione è arrivata questa sfida che possiamo, simpaticamente, sintetizzare come una prova d’immaturità. Superata.
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