Nanni: “Dopo il calcio ho scoperto la gioia di dare una mano a chi soffre”

L'ex difensore gialloblù ha parlato della propria carriera e della propria vita a La Gazzetta dello Sport

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Franco Nanni ha parlato della propria carriera ma anche dell’ASD Ex Calciatori Hellas Verona e di alcuni difficili episodi della propria vita.

Di seguito, dunque, le sue principali dichiarazioni.

LA CARRIERA. «Il bilancio della mia carriera calcistica è buono: mi sono divertito e ho fatto la mia parte. Ho marcato alcuni dei più grandi della mia epoca, come Altafini, Riva, Prati e Boninsegna, e c’ero anch’io il giorno della prima Fatal Verona. Anche se a volte con fatica, me la sono sempre cavata. Il primo cartellino rosso? Un ricordo sgradevole, anche per le conseguenze: presi tre giornate di squalifica e Garonzi mi multò trattenendomi tre settimane di stipendio…».

UNA VITA NON SEMPLICE. «Nel 1978, in un incidente stradale, morì mia moglie e mi ritrovai a trentatré anni vedovo e con due bambine, una di sei mesi e una di dieci anni, e un fratello con la Sindrome di Down da accudire. C’era gente cattiva che chiamava mio fratello “mongoloide”, ma per me fu una benedizione e, con i suoi sorrisi e la sua sensibilità, mi aiutò a superare quattro anni molto amari. Dopo incontrai Maria Jesus, ci sposammo e lei mi ridiede la gioia, facendomi conoscere Barcellona e la “Agrupacion de veteranos del Barça” un associazione che aiutava gli ex calciatori in difficoltà. Decisi quindi di esportare l’idea…».

GLI EX GIALLOBLÙ. «I miei compagni del Verona risposero con entusiasmo e disponibilità. Stavamo entrando nel 2000, venticinque anni fa. Io, Bagnoli, Maddé, Fanna, Maioli e Penzo fondammo l’ASD Ex Calciatori Hellas Verona, il cui scopo era quello di aiutare i nostri compagni meno fortunati, quelli caduti in povertà o depressione. Abbiamo raccolto fondi, organizzato eventi e progetti di beneficenza, coinvolgendo enti e professionisti. Adesso siamo un solido gruppo, con molti soci e simpatizzanti. Lo facciamo con passione e ci hanno premiato anche a Coverciano. La gioia più grande è però dare una mano, fare qualcosa per gli altri. Quest’anno il Verona festeggia il quarantesimo anniversario dello Scudetto ed è bello pensare che dentro ci siamo anche noi».

Redazione

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