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Fanna: “Bagnoli? All’inizio mi sembrava strano, poi diventò il mio maestro”

Ph. Riccardo Donati - RDF

Le dichiarazioni dell’ex ala gialloblù che ricorda l’inizio della stagione 1982-1983

L’ex ala gialloblù Pierino Fanna ha parlato al Corriere di Verona per ricordare l’inizio della stagione 1982-1983, la prima con Bagnoli in panchina.

Di seguito, dunque, le sue principali dichiarazioni.

L’INIZIO. «L’ufficio della sede in cui arrivai, sotto al Bentegodi, era piccolo e angusto. Incontrai i dirigenti, parlammo del contratto di fronte a un frighetto con dentro una bottiglia d’acqua e dei bicchieri di plastica. Venivo dalla Juventus e tutto mi parve disorganizzato. Iniziammo ad allenarci in città: al mattino corsa ed esercizi sulle Torricelle, al pomeriggio all’antistadio. Noi nuovi, c’erano anche Domenico Volpati e Gigi Sacchetti, eravamo alloggiati in una mansarda, all’ultimo piano di un palazzo vicino al Bentegodi. Uscivamo per cena e al ritorno non sto a dire…Il clima era torrido. Andavamo a mangiare in centro storico, si beveva qualche birra, rientravamo e la temperatura era infuocata. Non chiudevamo occhio. Tra i nuovi acquisti c’era anche Luciano Marangon, ma lui si era preso una stanza in hotel, con l’aria condizionata».

IL RITIRO. «Svolgemmo la presentazione a Castello di Fiemme, poco fuori Cavalese, all’Hotel Los Andes. Lavorammo subito duro. Con Bagnoli era così, era già stato chiaro a Verona. Una volta credevo di aver “spinto” parecchio durante una seduta. Macché: fece un cenno, rivolto a me e a Nico Penzo, dicendoci che dovevamo rimboccarci le maniche, che non bastava».

IL MISTER. «Incontrai Bagnoli al raduno, non lo conoscevo. Non salutava nessuno, andava via dritto, senza fare neanche un cenno. Mi dissi: “Che persona strana”. È diventato il mio maestro. Negli spogliatoi, il primo giorno, tirò fuori le calamite che teneva in un contenitore. Le dispose sulla lavagna magnetica: era la formazione titolare. Io c’ero, col numero 7. Tirai un sospiro di sollievo: ero abituato alla Juve, con Trapattoni ero stato tra campo, panchina e tribuna».

LA JUVENTUS. «Alla terza di campionato incontrammo la Juve. Venivamo da due sconfitte con Inter e Roma, in partite in cui avremmo meritato di più. Giravano voci su un possibile esonero di Bagnoli se avessimo perso ancora. Vincemmo 2-1, segnai il primo gol. Da lì partì una serie di diciassette gare senza sconfitte: fummo primi in classifica, chiudemmo quarti con la finale di Coppa Italia e ci qualificammo alla Coppa UEFA. L’anno più bello. Persino meglio di quello dello scudetto? Questo non si può dire, ma la squadra che nacque al Los Andes cui si aggiunsero, nelle settimane seguenti, José Dirceu e Luciano Spinosi, era spensierata, vivace, sempre all’attacco. Ogni cosa era un sogno. Tre anni dopo eravamo pronti per realizzare qualcosa di inimmaginabile, a essere campioni d’Italia. E tutto partì davvero in quella magica estate del 1982».

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Tom-x
Tom-x
1 anno fa

Esattamente come oggi…..🤣🤣🤣🤣🤣

Rudy
Rudy
1 anno fa

Me la ricordo bene è stato un gran bel Verona

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