Lulù, raggiunto dai colleghi del Corriere di Verona, ha parlato tra passato e presente
Dal soprannome al “calcio moderno”, passando per una carriera a fortissime tinte gialloblù: raggiunto dai microfoni del Corriere di Verona, Franco Bergamaschi si è raccontato tra passato e presente.
Senza perdere tempo, ecco dunque le sue principali dichiarazioni.
IL SOPRANNOME. «A chiamarmi “Lulù” fu Gigi Mascalaito, mio compagno di squadra al Verona e poi mio allenatore sia all’Hellas e che al Modena, l’ultima squadra della mia carriera».
CUORE SCALIGERO. «Arrivai al Verona nel 1966 e nel 1970 debuttai in Serie A grazie a Lucchi: giocai una ventina di minuti. Con l’arrivo di Pozzan poi presi la maglia numero 7 al posto di Moschino. Quando tornai nel ’78 la squadra era in ricostruzione e retrocedemmo. Una volta in pensione fui prima il vice di Pavanel in Primavera e poi di Pellegrini agli Allievi. Con l’arrivo del Covid ho smesso, ma seguo ancora la squadra da tifoso. Cosa faccio ora? Il nonno, il lavoro più bello del mondo!».
CICCIO. «Ho giocato con Mascetti per cinque anni, sempre con la maglia del Verona. Era un signore, un uomo corretto con grandi qualità umane».
IL CALCIO MODERNO. «Ho giocato a calcio sempre per passione e mai per soldi, l’ho sempre vissuto da innamorato del pallone. Ora invece è solo business, ha perso cuore e anima».
Seguici su
Aggiungi calciohellas.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.



Grande franco
💛💙 SANTE E GIUSTE PAROLE LULU’ 😉🤗🇺🇦🇸🇪💛💙
Grande Lulu