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Stanic a CH: “Tudor? All’Hajduk poca pazienza, ma lui e il Verona cresceranno insieme”

Le dichiarazioni dell’ex compagno di nazionale ed ex dirigente dell’Hajduk Spalato sul nuovo allenatore gialloblù

“Ho visto solo i gol. Quello di Faraoni mi ha ricordato quello che segnai nel 1999-2000 in Verona-Parma 4-3. Anche quella una partita rocambolesca. Sono passati tanti anni ed erano squadre diverse. Io ero più spostato a sinistra, mentre lui più a destra, ma gli faccio i complimenti perché è stato veramente un golazo. E complimenti al Verona per la vittoria contro la Roma che era imbattuta”.

A parlare ai microfoni di CalcioHellas.it è Mario Stanic, ex attaccante tra le altre di Parma e Chelsea, ma anche ex consigliere e responsabile dell’area sportiva dell’Hajduk Spalato, dove ha lavorato a stretto contatto con Igor Tudor nell’ultima esperienza da allenatore prima di rispondere alla chiamata di Pirlo. Un quinto posto finale in mezzo a tante difficoltà ambientali, in quella che è stata la società in cui è cresciuto e dove ha iniziato la carriera da tecnico.

Ci racconta come è stata la stagione al fianco di Tudor all’Hajduk nella stagione 2019-2020?
“Partiamo dal fatto che l’Hajduk è una società grandissima in Croazia, ma non vince il campionato da 15 anni e l’ultimo trofeo l’ha vinto con Tudor nella sua prima esperienza da allenatore (2012-2013, ndr). In questa sua seconda tappa è arrivato in un periodo non semplice, tra la pandemia e il cambio di presidente avvenuto al termine della stagione, con un quinto posto finale in classifica. Al momento del suo arrivo avevamo in mente un progetto di quattro anni, ma c’era molta pressione e mancava la pazienza da parte della gente che ha comportato i tanti cambi in panchina e a livello dirigenziale degli ultimi anni. I tifosi vorrebbero vincere subito, ma se non vinci da 15 anni è difficile farlo in sei mesi di lavoro. Con la pandemia, la situazione è peggiorata. Avevamo una rosa giovane e avevamo deciso di non fare acquisti onerosi sul mercato, e Igor ha accettato questa sfida: è venuto ad aiutare quella che è la sua società rifiutando anche due offerte dalla Turchia, poi però quando ti chiama Pirlo alla Juventus non si può rifiutare e lo abbiamo capito. La sua esperienza all’Hajduk per me è stata positiva, nonostante le tante difficoltà e a Verona hanno fatto una grande scelta: va lasciato lavorare e vedrete. Saprà far risalire il Verona. Con questa vittoria con la Roma, tutto l’ambiente riprenderà fiducia dopo le sconfitte iniziali”.

Che allenatore ha conosciuto?
“In quei 6 mesi ho conosciuto un allenatore giovane, ma con esperienza, che gioca un calcio moderno, offensivo, e cerca di ottenere il massimo da ogni giocatore. Lavoravamo in un gruppo sano, i risultati non erano quelli che avremmo voluto, ma dal punto di vista professionale sono sicuro che il Verona ha fatto una grande scelta”.

È sbagliato paragonarlo a Juric?
“Inutile fare paragoni, perché tutti ci comportiamo in maniera diversa. Le filosofie possono essere simili, ma è difficile paragonarle. Juric sta facendo un grande lavoro in Italia. Tudor ha le qualità per percorrere la propria strada. Per come la vedo io, ci sono gli allenatori che preferiscono attendere e quelli che preferiscono prendere l’iniziativa”.

Siete stati compagni in nazionale, lo ha trovato cambiato rispetto a quando era giocatore?
“Siamo stati compagni di nazionale, ma io ero negli ultimi anni di carriera e lui era ancora giovane. Ho conosciuto una persona diversa rispetto a quegli anni, ma che ha imparato tanto dalla carriera da giocatore, soprattutto per quanto riguarda il trasmettere coraggio ai giocatori e quindi prendere qualche rischio in più nelle giocate. Verona e Tudor possono crescere insieme”.

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