Il centrale gialloblù, uno dei volti nuovi del mercato di gennaio, si è raccontato durante una delle ormai consuete dirette Instagram
Così come i molti altri giocatori dell’Hellas che l’hanno già preceduto nelle scorse settimane, anche Matteo Lovato si è concesso a una delle ormai consuete “interviste 2.0” su Instagram.
Senza perdere tempo, andiamo quindi subito a vedere le principali dichiarazioni del giovane difensore centrale arrivato all’Hellas durante l’ultima sessione invernale di calciomercato.
LA QUARANTENA. «Ho passato la quarantena con la mia compagna e il nostro nuovo arrivo, un cagnolino che abbiamo preso e che ora ci tiene occupati per tutta la giornata, quindi è stato un periodo abbastanza piacevole. PlayStation? Il cucciolo non ci lascia tempo, devo stargli dietro se no fa danni in casa (ride, ndr). Magari quando sarà cresciuto tornerò a giocarci…».
IL RITORNO IN CAMPO. «Adesso che abbiamo ricominciato gli allenamenti c’è da darci dentro. Ovviamente a Peschiera c’è molta più intensità che a casa, ma è giusto così: se si tornasse a giocare, saremo al top della forma. Speriamo di tornare a giocare al più presto, ma intanto è bello aver rivisto i miei compagni di squadra».
L’IMPATTO CON VERONA. «Io ho sempre dato il 100% sia in allenamento che in partita, e alla fine qualcosa deve aver colpito il direttore D’Amico. Adesso che sono qui, in una piazza così importante, ho tanta voglia di dimostrare che l’Hellas ha fatto bene a puntare su di me! Ho sempre ammirato il Verona, sin da piccolo».
LA SERIE A. «Sono stato molto fortunato: durante la settimana successiva al mio arrivo mi sono ritrovato a San Siro, all’Olimpico e poi al Bentegodi contro la Juventus. Sono emozioni che non saprei descrivere a parole, a settembre non avrei neanche potuto immaginarle».
VERONA CITTÀ. «Finora ho avuto poca possibilità di conoscere la città: io abito un po’ fuori dal centro, e poi questa quarantena mi ha bloccato in casa quasi subito. Avevo però avuto modo di visitarla un po’ lo scorso dicembre, durante le vacanza natalizie, e mi ero trovato davvero bene. È davvero bellissima!»
I BUTEI. «Lo stadio che ho visto contro la Juventus mi ha impressionato: sapevo che i tifosi del Verona sono caldi, me ne aveva parlato anche Hallfredsson (compagno di squadra al Padova, ndr), ma non pensavo lo fossero così tanto. È una sensazione strana vedere tutta questa gente che canta e ti sostiene, permettendoti così di dare il massimo anche quando le gambe iniziano a essere stanche».
I COMPAGNI. «Dovessi indicare un compagno con cui ho più legato, non ci riuscire: qui tutti mi hanno accolto benissimo e si sono dimostrati molto disponibili. Alcuni li conoscevo già,: ho giocato contro Kumbulla, un talento già dalle giovanili, ma anche in Nazionale con Danzi e al Genoa con Salcedo. I miei compagni di reparto? Da loro posso imparare tanto, ma sono giovane quindi ho margini di miglioramento e molto tempo a disposizione per apprendere da chi mi circonda».
SOGNI GIALLOBLÙ. «Spero di riuscire a debuttare in Europa con questa maglia. Come esulterei se segnassi? Non lo so, ma correrei sotto la tribuna e verso la Curva Sud. Facendo cosa, non lo so, perché probabilmente in quel momento non capirei niente!».
I PUNTI DI RIFERIMENTO. «Il mio difensore preferito è sempre stato Hummels: mi piace come gioca, quindi con le dovuto proporzioni cerco di assomigliargli. I tre difensori più forti della Serie A? Dico Koulibaly, Chiellini e Acerbi, ma anche quelli del Verona sono di altissimo livello».
LA NUMERO 6. «Ho scelto la maglia numero 6 perché è quella che l’ano scorso mi ha accompagnato nel salto dalla Primavera alla prima squadra del Padova. Non ha particolari significati simbolici riguardanti per esempio la famiglia, ma, calcisticamente parlando, è un po’ il mio numero fortunato».


