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ESC. CH – Pellegrini: “Il Milan avrebbe potuto vincere, ma perse la testa. E noi non eravamo scarsi…”

L’attuale allenatore dell’Under 16 ha rivissuto la seconda “Fatal Verona” ai nostri microfoni

Il 22 aprile del 1990 è una data che, per motivi opposti, è rimasta nella storia di Verona e Milan, le due squadre che quel giorno si diedero battaglia in un Bentegodi gremito. A vincere, come ben sapete, furono i gialloblù, i quali di fatto strapparono (ancora una volta) dal petto dei rossoneri uno scudetto che pareva ormai vicinissimo.

Uno dei principali eroi di quella giornata, la seconda “Fatal Verona, è senza dubbio Davide Pellegrini, autore del definitivo 2-1 che condannò il Diavolo: per l’occasione abbiamo quindi deciso di raggiungerlo, scambiando con lui quattro chiacchiere su quella giornata, ma non solo.

Di seguito, dunque, la nostra intervista all’attuale tecnico dell’Under 16 gialloblù.

Partiamo dai “convenevoli”: come stai e come va la quarantena?
«Personalmente sto bene, per il resto si fa quel che si può: fortunatamente ho un cane, quindi qualche uscita in più riesco a farla. Stiamo vivendo una situazione da film, è una cosa mai vista: l’unica cosa che possiamo fare è seguire le indicazioni che ci vengono date, vivere questa situazione con le spirito giusto e cercare di tenere in movimento il cervello».

In questi giorni si discute tanto sul ritorno in campo: qual è la tua posizione a riguardo?
«Questa è una domanda che non si dovrebbe fare a me, perché non posso dare una risposta. Ovviamente io ho tanta voglia di tornare ad allenare i miei ragazzi, ma capisco che in questa situazione non possiamo essere noi a decidere. Per ripartire in sicurezza servono infatti le giuste condizioni».

A proposito dei tuoi ragazzi: quanto ti mancano? Li stai sentendo e facendo allenare a casa?
«I ragazzi mi mancano tanto, così come mi manca tutto il resto: il campo, i membri dello staff, il lavoro settimanale… Mi dispiace perché questo era un anno importante per i miei calciatori, una stagione di crescita durante la quale avrebbero imparato tante cose e sarebbero maturati molto. Purtroppo essersi fermati blocca un po’ tutto, e in casa non si può fare molto. Ora che le misure sembrano essersi un po’ allentate forse proporremo qualche esercizio di corsa, però aver perso due mesi di allenamenti è davvero un peccato».

Arriviamo all’argomento clou di questa intervista: la seconda Fatal Verona. Quella fu una “brutta” annata per quanto riguarda il finale, però quell’impresa è storica…
«Sul fatto che quella sia stata una brutta annata sono d’accordo a metà: come ha detto Pierino Fanna (trovate le sue parole QUI, ndr) eravamo un gruppo completamente nuovo, quindi ci volle un po’ per amalgamarci. Se il campionato fosse durato due o tre giornate in più, penso che avremmo fatto il miracolo, però non c’erano… Il ricordo di quella partita è comunque sempre bello e piacevole: battere quella squadra di fenomeni, campioni che in quegli anni avevano dato lezioni di calcio a tutti, fu una bella soddisfazione sia a livello personale che di squadra. Loro magari non erano freschissimi e le loro espulsioni (vennero cacciati Rijkaard, Van Basten e Costacurta, oltre a Sacchi, ndr) ci diedero una mano, però loro se le andarono a cercare. Credo che, se non avessero perso la testa, sarebbero riusciti a vincere, anche se c’è da dire che nel girone di ritorno avevamo battuto fior fior di squadre e ci eravamo rimessi in carreggiata: non eravamo né scarsi, né già spacciati».

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