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Yllana a CH: “Vi racconto l’esperienza in Slovenia con Camoranesi. Hellas? Squadra organizzata e bella da vedere”

Le dichiarazioni in esclusiva ai nostri microfoni dell’ex centrocampista gialloblù

C’è un po’ di Hellas Verona in Slovenia, da quando lo scorso 3 gennaio, il Tabor Sežana ha ufficializzato l’arrivo di Mauro Germán Camoranesi e Andrés Yllana, rispettivamente come allenatore e vice. Due argentini con un passato gialloblù tra il 2000 e il 2003, che si sono ritrovati dopo quasi vent’anni. I due hanno avuto un buon impatto considerando i quattro risultati utili in cinque partite in campionato, prima che si fermasse tutto.

Per raccontarci come sta procedendo la loro avventura slovena e com’è la situazione con il coronavirus, CalcioHellas.it ha contattato in esclusiva ‘El PulpoAndrés Yllana:

Come sta vivendo questa situazione?
Sono riuscito a lasciare la Slovenia qualche settimana fa, in tempo per tornare in Argentina. Ho osservato i 14 giorni di quarantena obbligatoria. Qui sono aperti supermercati e farmacie, situazione simile all’Italia. Ora vediamo se nei prossimi giorni cambia qualcosa, se riapre qualche attività. Durante il giorno guardo partite e cerchiamo di lavorare a distanza. Abbiamo fatto un programma per due settimane di preparazione prima che si riparta. Il campionato in Slovenia si è fermato una settimana dopo che si era fermato in Italia e la situazione è più tranquilla perché ci sono meno casi. Hanno preso delle misure prima che si contagiasse tanta gente e hanno avuto la fortuna di vedere cosa era accaduto in Italia”.

Come stava andando l’esperienza sulla panchina del Tabor Sežana e come state monitorando i giocatori?
“L’avventura in Slovenia stava andando bene. Dopo la prima partita, che abbiamo perso, ha conquistato tre vittorie e un pareggio in trasferta contro il Maribor. Siamo riusciti a portare fuori la squadra dalla zona retrocessione e adesso siamo a metà classifica. Per noi è un dispiacere a livello sportivo perché eravamo in un buon momento di forma. Il nostro match analyst ha creato un canale YouTube in cui possono entrare solo i componenti della squadra e ogni giorno carica il programma di allenamento. Il programma rimane online un giorno e dagli accessi riusciamo a capire chi è entrato e chi no. I ragazzi sono responsabili, poi quelli che sono rimasti in Slovenia hanno la possibilità anche di allenarsi all’aperto e di seguire un allenamento differente”.

Come nasce questa collaborazione con Camoranesi?
“Il mio rapporto con Camoranesi nasce in Italia, quando giocavo a Brescia. Lui venne a vedere una mia partita di Coppa Italia ed abitando vicino anche le nostre famiglie hanno fatto amicizia. Siamo rimasti in contatto negli anni e lui varie volte mi aveva chiesto di lavorare insieme quando era in Messico, ma io già stavo allenando altre squadre. Quando ho saputo di questa possibilità ho accettato perché ero senza lavoro. Ci stiamo trovando bene insieme, ovviamente è lui che prende l’ultima decisione. È un allenatore molto tranquillo anche nel modo di rapportarsi con i giocatori”.

Che ricordi ha della sua esperienza a Verona?
“Ho buoni ricordi. Sono arrivato l’ultimo giorno di mercato su richiesta di Malesani, che mi avrebbe voluto anche quando era al Parma, ma il Brescia non mi lasciò andare e in quel momento io avevo un buon rapporto con Mazzone. Un anno dopo ho accettato questa possibilità di giocare al Verona in Serie B. Ho giocato 17 partite e la squadra stava andando bene, poi però mi sono infortunato alla caviglia e sono dovuto tornare in Argentina per curarmi dal mio medico di fiducia, ma quando sono tornato in Italia al secondo allenamento mi sono infortunato nuovamente. Mi sono sottoposto a un intervento e avendo firmato un contratto annuale ho continuato la mia carriera in Argentina. Ricordo che ci allenavamo accanto allo stadio ed era molto comodo. Conservo un ricordo bellissimo di una grande squadra con tanta storia e tanti tifosi”.

Com’era il suo rapporto con Malesani?
“Malesani è un tipo particolare, non è un allenatore tranquillo (ride, ndr). Ogni allenamento lo voleva fare a mille allora. Io ero abituato a Mazzone che invece era molto tranquillo. Con Malesani abbiamo litigato due o tre volte perché a lui piaceva urlare e invece a me non piaceva che uno mi urlasse. Non lo faceva per cattiveria, ma perché era il suo modo di fare. Alla fine comunque ci siamo messi d’accordo. Lui mi voleva bene perché mi faceva sempre giocare”.

E ora lei come si rapporta con i giocatori?
“Dipende dalla situazione e dal ragazzo che hai di fronte (ride, ndr). Non per tutti deve essere uguale. Oggi è cambiato molto il rapporto tra giocatore e allenatore: prima era un rapporto più diretto, adesso devi pensare a cosa dici perché se non gradiscono e se vedono che non hanno la fiducia, allora preferiscono andare a giocare altrove”.

Che idea si è fatto sul Verona di Juric?
È una squadra che propone ed è bella da vedere. Il calcio italiano sta cercando di cambiare, anche se c’è chi dice che in passato le vittorie si ottenevano in un altro modo. Il Verona è una di quelle squadre che sta dimostrando di poter ottenere risultati senza avere grandi campioni, ma con organizzazione e cercando sempre di fare la partita, senza aspettare. Juric è stato bravo a dare subito un gioco alla squadra, perché poi capita che tante società non diano il tempo che serve. La dirigenza e l’allenatore sono stati bravi anche a trovare i giocatori giusti a quel tipo di calcio”.

Riguardo alla filosofia di gioco, in Argentina si parla sempre di Menotti e Bilardo…
“Nel calcio moderno ormai devi saper fare tutto bene. La distinzione tra lo stile di Menotti e Bilardo credo sia antica”.

Sul suo profilo Instagram lei ha alcune foto di Bielsa…
“Bielsa è un allenatore sopra la media. Mi piace leggere le sue interviste e vedere le sue squadre. Bisogna cercare di rubare un po’ di tutto dai migliori. Leggere, sentire e osservare, per poi farsi il proprio pensiero”.

Quando è tornato in Argentina, lei ha vinto una Copa Sudamericana grazie anche a un giovanissimo Papu Gomez…
“Due anni fa sono stato a vedere i suoi allenamenti con Gasperini. In quell’Arsenal era all’inizio della carriera. Non mi sarei mai aspettato che potesse diventare il giocatore di adesso. È cresciuto e ha imparato tanto, perché quando era arrivato a Catania non era il Papu di adesso. A Bergamo ha trovato il posto giusto e una piazza che lo fa sentire importante. Ogni domenica dimostra di essere uno dei migliori”.

C’è un giocatore argentino che consiglierebbe al Verona?
“Prima di consigliare un giocatore bisogna conoscere anche il suo carattere. Tante volte in passato avevo fatto il nome di Maxi Meza, anche se non è riuscito ad andare in Europa. Ha giocato il Mondiale con l’Argentina e adesso gioca in Messico. Pensavo che potesse essere un giocatore adatto al calcio italiano, un po’ come Lucas Castro”.

Il futuro di Camoranesi e Yllana può essere in Italia?
“Sì, non puntiamo solo a quello, ma è un campionato che conosciamo entrambi. In Italia si sta bene e se dovesse capitarci un’occasione la valuteremo”.

Magari sulla panchina dell’Hellas?
“Magari, sarebbe davvero bellissimo con due ex in panchina”.

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2 mesi fa

Grande giocatore dell’Hellas Verona 💛 💙 ⚽ ⚽ ⚽ ⚽

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